Sotto il segno del grembiule

Diciamolo subito: il grembiule non è proprio l’accessorio più cool che ci sia: non fa scena, non mette al centro chi lo indossa, non serve per fare bella figura. Anzi: il grembiule racconta mani che lavorano, pavimenti da pulire, tavoli da preparare, qualcuno da aiutare.

 

Racconta una cosa poco di moda: il servizio.
Eppure viviamo due occasioni che ci incoraggiano ad indossarlo:
la S. Cresima e il mese di ottobre dedicato
alla chiesa missionaria nel mondo.

Il dono dei catechisti per i cresimandi è proprio un grembiule, come segno del prendersi cura degli altri: la Cresima infatti non è per fornire un diploma, una medaglia, né una foto ricordo. Piuttosto lo Spirito viene a rimboccarci le maniche. Gesù lo ha indossato quando ha lavato i piedi ai suoi discepoli, così si mette dalla parte di chi serve, senza altri discorsi, si abbassa e lo fa.

Anche la vita missionaria riguarda chi parte, che sia per l’altra parte del mondo o verso il vicino di casa. Ma nella valigia il grembiule è l’indumento che non può mancare, perché toglie il timore di sporcarsi. Perché un cristiano con le mani in tasca può sapere tante cose, ma uno con il grembiule addosso può cambiare qualcosa. Noi abbiamo già iniziato questo mese missionario sotto il segno di San Francesco Saverio, di cui possiamo leggere la biografia sulla parete in chiesa e nel sito della parrocchia. Ma ci disponiamo anche a pregare, ad ascoltare una testimonianza forte (padre Luigi Maccalli), a partecipare alla veglia missionaria in Duomo, dove don Ado riceverà il mandato dall’arcivescovo Mario. Naturalmente siamo già “sul confine” di esperienze missionarie importanti: l’amicizia con l’Operazione Mato Grosso a Borgotaro e con il Vispe a Badile; il ponte con la Piazza del Mondo a Trieste (sapete cosa sta succedendo?) e con Lampedusa… frontiere da mantenere aperte.

Ringraziamo i gruppi missionari della nostra parrocchia che mantengono sveglia l’attenzione su queste realtà!

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