Diario viaggi

Incontro con don Ado a La Maddalena

14.8.2026  Don Andrea Gilardi:

La Maddalena 1

Dici “La Maddalena” e pensi al mare cristallino, luogo di vacanze e turismo. Di fatto, lo è: ogni caletta, scoglio, spiaggetta è incantevole per fermarsi e farsi un rinfrescante bagno. Posti magici alla vista, freschi in un’estate di caldo infernale. Luogo di attrazione per centinaia di barche, di cui la maggioranza sono yacht di varie dimensioni e prezzi. Il lusso delle imbarcazioni fa apparire l’isola come un club per privilegiati. Prezzi da vip e vestiti firmati ovunque. Che tra l’altro, sentendosi ricchi e padroni, si infilano dove non possono e navigano senza rispetto. Uno di questi, nuovo di pacca, naufraga vicino a Porto Cervo: ha solo 4 giorni, vale 8 milioni. Don James ed io siamo qui per incontrare don Ado, da settembre nella nostra parrocchia, e attualmente residente nella parrocchia della donna del vangelo, che da il nome all’isola. Passiamo del tempo con lui… Cominciano così i primi racconti. Ci accompagnano i locali preti, ci accolgono nelle loro case. Quella centrale, appunto de La Maddalena, una chiesa schiacciata da vicoli stretti ed irregolari, case antiche e piccoli negozi. L’altra chiesa, dedicata al Getsemani e agli agonizzanti, nel quartiere Moneta: inserita nell’Oasi Serena, ha spazi per l’oratorio, una casa di riposo per anziani, e stanze per l’ospitalità

La Maddalena 2

Questi incontri ci consentono di conoscere la vicende locali, la storia di quest’isola, che prima del turismo ha conosciuto le ristrettezze della povertà, di gente che vive di pesca e pascoli, e storie di invasioni. Da qui sono passati i pirati, gli inglesi, i francesi, gli spagnoli. Napoleone ha tentato un attacco ma è stato rispedito dal capitano Millelire, un nome un programma. Poi è storia lunga di postazioni militari, ce ne sono ovunque. La Marina Militare italiana, una base Usa con sommergibili nucleari (dismessa dal 2008) e avanzi della seconda guerra mondiale. Ci sono anche i resti di costruzioni per un G8 del 2009, poi spostato a L’Aquila in tempo di terremoto: i lavori sono sospesi fino a nuovo ordine. Visitiamo anche l’isola di Caprera, casa e tomba di Garibaldi. Non a caso è piena di capre e solitudine. Una piccola chiesa, dedicata alla Madonna della Pace, funziona da eremo e location per matrimoni internazionali. Celebriamo insieme alla comunità locale i 101 anni del fu don Salvatore Vico, servo di Dio e fondatore di una congregazione di suore. In effetti ce n’è una numerosa rappresentanza. E vuoi che non troviamo qui una parrocchiana di San Pio x? Infatti c’è, con reciproca sorpresa. Altra visita importante nell’entroterra. A Castelsardo, splendida rocca esposta al mare, siamo accolti da suore Celestine, l’azzurro di Maria è d’obbligo ovunque. A Tempio Pausania, centro della diocesi e della lavorazione del sughero. Fu anche casa e luogo del rapimento di De Andrè, (la famosa Anonima Sarda) a cui si dedica l’annuale concerto, con ospiti politici discussi e poco graditi.

La Maddalena 3

infine, la visita alla casa delle suore vincenziane, che accolgono studenti e lavoratori e ricordano che la carità è necessaria anche in quest’isola di gente danarosa. Di fatto, quando i turisti (circa 100.000) se ne vanno, l’isola ritrova se stessa, le sue storie di sempre, circondate da uno splendido mare, che se non è amato può diventare uno schiacciante esilio e invita a forzate migrazioni.

Ultima visita a Palau, don James conosce un altro tanzaniano, con una chiesa impreziosita da un magnifico enorme mosaico e opere preziose.

Bene, tutto questo per incorniciare i sei anni di don Ado. Qui ha imparato l’italiano e compiuto le prime esperienze pastorali. Molto chiedono com’è… Lo conosceremo da settembre… Lo aspettiamo quindi a Cinisello, che non è un’isola come La Maddalena, ma può essere felice.    Aio.

Sabatour 21 marzo a Bellano e incontro con Andrea Vitali

Questo Sabatour è stato davvero insuperabile e possiamo riassumerlo così.
Natura selvaggia, fantascienza, cultura e fede.  L’Orrido, rispecchia il suo nome, con gole, cascate, rumore assordante dell’acqua impetuosa, laghetti… e tutto questo visibile seguendo un percorso di  passerelle facili da percorrere.
La novità è la Ca’ del diavol, ristrutturata di recente: una torretta a picco sul torrente Pioverna che si sviluppa su tre piani  ed è un percorso  attraverso la storia e le origini del territorio bellanese con un innovativo allestimento tecnologico.
La stanza posta più in alto ci riserva una grande sorpresa: poltrone tipo aereo, con tanto di cintura e poi … attraverso un visore  multimediale voli  sul lago, sui boschi, negli alpeggi, in cima al Grignone, sfiori gli alberi e istintivamente alzi i piedi per non sbattere, abbassi la testa quando passi sotto i ponti e ti attacchi ai braccioli perchè ti sembra di cadere.
In pochi minuti vivi un’esperienza fantastica, mai provata prima:  una realtà virtuale. Scendi dalla poltrona un po’ frastornata e ancora incredula.  Nonostante i miei anni, mi sono sentita giovane e in linea coi tempi.
Dopo questa prova siamo tornati coi piedi per terra per incontrare Andrea Vitali, scrittore bellanese del quale abbiamo letto il suo ultimo libro al caffè letterario.
E’ stato un incontro piacevolissimo: persona molto alla mano, spiritoso. Ci ha rallegrato con i suoi aneddoti veri o inventati, scaturiti dal suo ex lavoro: infatti fino al 2008 ha svolto la professione di medico condotto per poi dedicarsi a scrivere libri (circa sessanta).  Ci ha poi accompagnato sul lungo lago, nei luoghi raccontati nei suoi libri.
Sentirlo parlare è proprio come leggere i suoi libri: parla come scrive o scrive come parla, tutto in modo molto naturale.
Dopo i saluti e pronti a comperare il suo nuovo libro, abbiamo concluso la giornata con la Santa Messa nella Parrocchia Ss. Nazaro e Celso di Bellano.
Grazie a don Andrea che ha avuto l’idea di questo incontro con Andrea Vitali.                                                                                                                                                                                           Maria Piera
Per vedere tutte le foto cliccate qui

Per cosa si lotta: piccolo racconto a Malta

 

 

Clicca qua per leggere il racconto di don Andrea

Pellegrinaggio a Malta, dal 2 al 7 febbraio 2026

MALTA 1- giorno 2 febbraio

E sia! Ci siamo arrivati! Il gruppo è di quelli numerosi, comprende la parrocchia San Pio x, San Giuseppe e Mimma e Antonella di Sesto. Portiamo sui nostri zainetti i segni dei pellegrinaggi precedenti: Fatima in Portogallo, al santuario di Maria; Assisi, sui passi di San Francesco e Santa Chiara; Cipro, sui passi di San Barnaba e di San Paolo. In questi giorni dunque siamo a Malta, cercando le tracce dell’Antico passaggio di San Paolo mentre stava compiendo il suo viaggio verso Roma, e anche dei famosi Cavalieri di Malta che hanno caratterizzato fortemente la storia dell’isola. L’isola in sé ci accoglie bene dopo un viaggio piacevole in aereo, con un tramonto che colora di rosso il mare circostante e una temperatura gradevole. L’arrivo in albergo e una frugale cena a base di mille portate a scelta soddisfano il nostro appetito. Ci dà il benvenuto a sorpresa il gigante Massimo, di piodecima origine. La sera è libera e ci permette di fare due passi sul lungomare, accostando La baia di San Paolo, il luogo dove l’apostolo naufragò e fu salvato dagli isolani. Nella pur breve permanenza di Paolo su questa isola si scrivono le prime note della vita cristiana. Preghiamo anche per ricordare le suore nel giorno dedicato alla vita consacrata. Paolino fotografa la luna sui volti del nostro gruppo: bella idea, appena in tempo, dopo 5 minuti arrivano le nuvole. E giunse la notte: buon riposo e buon risveglio!

MALTA 2 – giorno 3 febbraio

L’alba ci precede e annuncia una giornata luminosa. Anche i cuochi locali fanno lo stesso con una colazione abbondante: ce n’è per un esercito. Conosciamo la nostra guida Cristina che ci accompagna alla scoperta dell’isola. Anzi, ci guida l’autista, che decide lui il programma: cambiando gli addendi la somma è invariata. Va bè, guida lui… Visitiamo quindi Rabat. Mentre camminiamo sulle vie in senso contrario (qui si guida come in Inghilterra), scopriamo che il nome Malta viene dal greco “melite” che sta per miele, forse per il colore della pietra, o per il miele stesso. Sui balconi sono appesi le bandiere dei santi, da gente devota, tra cui Sant’Agata è San Publio, patroni dell’isola con san Paolo. Entriamo nella cosiddetta grotta di San Paolo: qui dopo il naufragio rimane rinchiuso tre mesi. Sembra di sentire la sua presenza, che non è passata inosservata. Visitiamo le catacombe e i rifugi del tempo di guerra. Passiamo poi a Mdina, la città fortificata: all’ingresso c’è uno strumento di tortura a cui si sottopongono Paolino ed Erminio. Visitiamo il palazzo dei nobili che avevano ricevuto i beni dalle monarchie siciliane. Invece quando arrivano i Cavalieri, loro si stanziano a Birgu sul mare perché avevano la flotta: Mdina diventa così la città vecchia. Inoltre il maremoto del 1693 la rovina ulteriormente. Allora il Gran Maestro fa sistemare il palazzo per usarlo come casa di campagna… Insomma, questo Cavalieri ci sapevano fare. Per il pranzo siamo ospitati in una parrocchia che ci offre specialità maltesi. È un buon momento, ci sentiamo come a casa. Nel pomeriggio visitiamo la chiesa della Rotonda di Mosta, a modello del Pantheon romano, ma più bello. Celebriamo la messa e riceviamo la benedizione dei pellegrini. Al ritorno in albergo ci dedichiamo un’altra passeggiata sul lungomare, tra colori rosati e venticello gradevole. Dopo un’altra cena da elefanti, con risotto molto ricercato, serata d’azzardo, tra giochi e chiacchiere. Apprezziamo gli uomini al biliardo e biliardino, e le signore con le carte. Così la notte giunge, portando la notizia triste della morte di don Rinaldo, rip: buonanotte e buon risveglio Leggi tutto →

Sabatour del 22 novembre a Pandino, Palazzo Pignano e San Bernardino di Caravaggio

Avevamo paura di sentire tanto freddo perché la temperatura si era abbassata di un bel po’ rispetto i giorni scorsi, invece la sorpresa è stata entrare in un castello riscaldato (cosa rara)!
Il castello di Pandino eretto da Bernabò Visconti è uno degli esempi  meglio conservati di architettura fortificata del periodo visconteo in Lombardia e testimonia la potenza della famiglia Visconti.
Originariamente, e in buona parte lo è ancora, era completamente rivestito da una fantasiosa e ricchissima decorazione pittorica. La presenza di questi ornamenti rende questo castello del tutto eccezionale. Le pitture sono principalmente decorazioni geometriche e rappresentazioni di stemmi, motivi araldici e con pochissime figure umane: lo stemma maggiormente ripetuto è il biscione visconteo.
Attualmente adibito ad uffici comunali, grazie ad un bando della Regione Lombardia, sono  stati eseguiti vari lavori tra cui il riscaldamento e l’abbattimento delle barriere architettoniche.
Dopo un pranzo veramente favoloso, che rimarrà negli annali  della storia, ci rechiamo nel pomeriggio a visitare il paese di Palazzo Pignano, nella campagna cremasca,  famoso per i resti archeologici di origine protoromanica. Una guida ci accoglie nell’Antiquarium e dopo una breve spiegazione visitiamo la Pieve di San Martino e l’area archeologica di una villa romana.
Ma il tempo stringe e dobbiamo raggiungere la chiesa di San Bernardino a Caravaggio con annesso convento. Dopo aver dato un’occhiata al chiostro, entriamo e il nostro sguardo viene subito catturato dagli affreschi cinquecenteschi che rappresentano il ciclo della Passione di Cristo e che ricoprono il tramezzo: proprio come una Bibbia dipinta.
Incontriamo il sig. Giuseppe, che ci spiega con dovizia di particolari, la storia della chiesa, ci illustra le cappelle, ci spiega il significato di alcune figure negli affreschi centrali, ci fa scoprire  scritte che noi non avremmo mai notato e ci suggerisce un altro sabatour nella vicina Treviglio che, a quanto pare, nasconde altrettanti tesori che sono in attesa di essere scoperti da noi.
La visita si conclude con la Santa Messa celebrata dal nostro don Andrea: una celebrazione tutta per noi in un luogo di grande potenza spirituale.                                                                                       Giovanna
Per vedere le foto clicca qui

Racconto di un pranzo sorprendente a Crema

Frontiera non è solo qualcosa che esiste sulla carta geografica, ma è un punto metaforico di incontro dove confrontarsi con la realtà e tentare di superare le divisioni attraverso il dialogo e la creazione di progetti che possano unire le persone. È ciò che abbiamo sperimentato al Sabatour del 18 ottobre alla Casa del Pellegrino a Crema: un luogo di ristorazione ma anche di inclusione. Il personale è costituito da ragazzi giovani che aderiscono al programma “Mai più da soli” e che costituiscono la cooperativa La Luce, con l’aiuto di volontari: un progetto pensato per aiutare ragazzi e ragazze con fragilità, provenienti da realtà differenti, che ogni giorno si mettono in gioco. Sara, Ikram, Fatima: ragazze sorridenti e disponibili che ci hanno accolto con gioiosità, perché per loro “Ogni tavolo è un abbraccio e ogni piatto una storia da assaporare”. Accanto si è sviluppato un altro progetto, “Insieme”, pensato per ragazzi con problematiche relazionali ed emotive, ragazzi invisibili, i cosiddetti Hikikomori. Viene così realizzato un laboratorio dove vengono creati bomboniere, centro tavola e altri oggetti decorativi, come lotta all’isolamento. Al termine della giornata ci poniamo un interrogativo: e noi cosa possiamo fare? Affrontare le nostre frontiere quotidiane regalando un sorriso, una gentilezza, un momento d’ascolto, una parola buona…Forse dietro l’angolo c’è qualcuno che aspetta proprio questo da noi.                                           Giovanna

Sabatour del 24 maggio 2025 a Pisogne e Lovere

Questo sabatour per me è stato pieno di ricordi. Ho vissuto cinque anni ad Iseo e quindi è stato un ritorno: tutto è cambiato, forse in meglio.
Pisogne è diventato un borgo bohémien: artisti e artigiani hanno reso le viuzze dei pescatori pieni di vita.  Hanno cercato la modernità con i treni ad idrogeno al posto delle vecchie carrozze: peccato!  Non sono state calcolate bene le misure e i treni sono più alti delle gallerie e quindi, dubbio amletico: abbassare le carrozze o alzare le gallerie??
La visita alla chiesa di Santa Maria della Neve è stata molto interessante; peccato che gli affreschi, molto belli, erano stati ricoperti con calce quando “grazie” a Napoleone la chiesa era diventata un magazzino.
Anni di restauro hanno quasi riportato alla luce la bellezza delle pitture.
Pisogne è un piccolo borgo pieno di storie e leggende: è stato il paese dei briganti e delle streghe che venivano bruciate in piazza.
Dopo un buon pranzo con i tipici “casonsei”, breve gita col battello per Lovere, bellissima località famosa per la lavorazione del ferro e i commerci, dovuti alla posizione strategica di vie di comunicazione.
La visita alla basilica di Santa Maria in Valvendra,  con i suoi meravigliosi affreschi e la Santa Messa celebrata da don Andrea,  hanno concluso questa bella giornata.   Il rientro è stato allietato, come sempre, dalla lotteria (idea di don Andrea).  I premi sono sempre favolosi, al punto che nessuno vorrebbe essere estratto!                         Maria Piera
Per vedere le foto clicca qui

Lampedusa dal 13 al 15 ottobre 2025

Pronti Via! Chi lo direbbe che a due ore da Milano trovi di nuovo l’estate? Con l’aereo si intende, approdiamo a Lampedusa: una decina di persone, cinque di Renate (Antonio, Mirko, suor Renza, Angela) con don Claudio, cinque della nostra parrocchia, Lampedusaovvero Silvia e Giovanni, Laura e Marco, con don Andrea. Il caldo che ci riceve all’arrivo ci obbliga a togliere i vestiti milanesi e indossare magliette e pantaloni corti e infradito. Cosa faremo qui è ancora da decidere: di fatto però sappiamo di essere accompagnati dal locale parroco e da Vito Fiorino. Nel frattempo incrociamo all’aeroporto anche Don Luigi Ciotti, di Libera, da sempre impegnato contro la mafia, anche lui diretto all’isola. Ci salutiamo cordialmente, mentre la sua scorta ci guarda con sospetto. Abbiamo voglia di conoscere questa realtà di frontiera, per questo già nel primo pomeriggio andiamo a spasso per le strade: sono tutte vuote, sembra un paese addormentato, tutte le attività cominciano almeno dopo le 17:00. C’è aperto solo un bar , e ne approfittiamo per una merenda con granita e brioche.
Poi noleggiamo delle biciclette e ci avviamo alla nostra prima tappa: la Porta d’Europa, ovvero un monumento su un promontorio, rivolto alle terre d’Africa.  da qui domina un paesaggio straordinario, ovvero mare e cielo a perdita d’occhio. Bellissimo, ma le storie delle migrazioni ci raccontano anche fatti Porta d'Euroa - Lampedusadi morte e disperazione su quel mare. Foto di rito, anche ricordando il nostro cammino di avvento scorso. Il mare ci avvolge dappertutto, un richiamo straordinario. Decidiamo di andare a toccarlo, scegliendo Cala Francese, uno di quei numerosi anfratti in cui il mare si insinua nell’isola in modo gradevole, su piccole spiagge. Si fa sera, torniamo alla Porta per pregare i vespri. L’ora del tramonto sul mare, con a fianco la bandiera della pace, peraltro sfrangiata dai venti, è certamente suggestiva. Poco dopo incrociamo suor Maria e il parroco don Carmelo. La prima corre al molo Favarolo, per accogliere dei migranti appena sbarcati. L’altro ha la messa. L’ora di cena cambia faccia all’isola, che si riempie di vita e di persone. Anche noi facciamo due passi, visitiamo l’archivio fotografico che racconta la storia umile di Lampedusa, quella precedente al turismo di massa, fatta di pescatori e gente semplice. Foto in bianco e nero, un’epoca fa. Ci fermiamo al belvedere: il mare da lontano è nero, incute un certo timore. La giornata è passata, buonanotte.

Martedì 14
Salutiamo l’alba dalla Porta d’Europa. Il mare è liscio, la brezza accompagna le lodi del mattino. Incontriamo Vito Fiorino a colazione e parte la narrazione (ci parla della popolazione giovane, racconti di migrazioni, dialetto Lampedusa, del prossimo incontro a Cinisello il 18 novembre). L’isola incontra il turismo negli anni 80  con i missili di Gheddafi e poi gli sbarchi nei primi anni 90 (all’inizio i migranti erano ospitati nelle case, poi in container, poi in casette prefabbricate, poi nell’hotspot). I migranti che arrivavano pensavano di essere già in continente.
Facciamo due passi e scopriamo il Giardino dei Giusti e il monumento memoriale del naufragio del 3 ottobre (fatto da Vito). Qui sono segnati i nomi dei migranti defunti a poche centinaia di metri dalla costa. Persone non numeri.
Visitiamo poi il Santuario giubilare della  Madonna di Porto Salvo, dove viveva un eremita che accoglieva chiunque arrivasse. Ricorda la vocazione dell’isola alla ospitalità.
Ed ecco il mare in tutta la sua bellezza: un’ora alla spiaggia dell’Isola dei Conigli diventa indimenticabile.
Nel pomeriggio incontriamo don Luigi  Ciotti, ci dedica davvero tempo e calma. Ci racconta la storia del gruppo Abele e Libera, le dipendenze attuali – gli  hikikomori ovvero i “ragazzi ritirati”, gli alcolisti, il gioco d’azzardo, la potenza delle mafie, l’amicizia con Papa Francesco. Don Luigi è sempre accompagnato dalla scorta. Ci saluta caramente e speriamo di rivederlo.
Don Ciotti a LampedusaLa S. Messa serale è condivisa con due sacerdoti indiani, il locale parroco è impegnato con due matrimoni.
Ceniamo a casa di Vito, fuori dall’ abitato. Piatti a base di pesce ovviamente. Dà l’idea che quest’ uomo cercasse una propria pace personale in cui ritirarsi. Invece a 76 anni si ritrova a girare Italia ed Europa per raccontare la storia di un naufragio e l’amicizia con i migranti. Si fa tardi e l’aria si fa perfino freschetta. Finita anche questa giornata. Buonanotte.

Mercoledì 15
Di nuovo parte il giorno, le ore diventano preziose quanto veloci. Chi va a vedere il mare, chi prega le Lodi alla Porta. Ci riunisce la  colazione, di nuovo con Vito. colazione a LampedusaPoi incontriamo tre suore locali, di tre diverse congregazioni: Suor Maria (rumena) e suor Colette (belga, piccole sorelle Charles de Foucault), suor Cristina (carmelitana). Hanno, tra le altre cose, il compito della prima accoglienza dei migranti che arrivano. Li aspettano al molo Favarolo, dove gli si dà cibo e coperte, prime visite urgenti, uso del bagno. Raccolgono i loro primi racconti, belli e brutti. Chi vive, chi muore, chi sta male. Poi i carabinieri li caricano su un pullman dai vetri scuri, fino all’hotspot, dove si identificano, in attesa di essere trasferiti. Sull’isola nessuno li vede, passano come invisibili. Si sorprendono di essere trattati bene dopo tante violenze.
Raccontano dei giovani che arrivano, perfino dal Bangladesh, le mamme con i bambini, i minori non accompagnati.
Dunque tre suore insieme, di carismi diversi. Gente che ha girato il mondo e ora si trova su un’isola. Per i turisti è un incanto, per chi ci vive è uno spazio chiuso. Anche i locali, per esempio per la salute devono tornare in Sicilia. A volte non trovano posto (troppi turisti!). La vita sull’isola è complicata.
Ogni suora racconta come è cambiata la loro vita. I pregiudizi sui migranti cadono. Per esempio la TV li mostra con i cellulari, ma è proprio l’unico legame con la loro terra. Ci si rende conto di fare molto poco, ma quel poco di bene per loro è molto. La situazione ci ricorda che siamo tutti migranti, a partire da Abramo. C’è il legame con la parrocchia, ma specialmente per i bambini non c’è granché. Solo un po’ di catechismo. Non c’è l’oratorio. E i bambini sono tanti.
Finisce l’incontro e ne usciamo consolati dalle belle persone che abbiamo conosciuto. Ci rimane tuttavia ancora tempo: ne approfittiamo per visitare il cimitero, dove qua e là ci sono “migranti non identificati”: da qualche parte nel mondo,  delle famiglie cercano i loro cari e non sanno più dove sono, e loro sono qui come persone senza nome. Poi a Silvia si rompe la catena e deve tornare con Giovanni. Gli altri invece cercano il loro angolo di mare in cui meravigliarsi un po’.
Dopo pranzo le nostre strade si dividono. Giovanni e Silvia, Marco e Laura restano sull’isola, per ulteriori scoperte. In serata avranno la veglia di preghiera con don Ciotti in parrocchia e giovedì la marcia della pace con le scuole.
Gli altri ripartono. Emerge la sensazione di trovarsi su un luogo di frontiera, dove succedono cose di valore. Certamente l’isola ha un mare stupendo, un chiaro atteggiamento di ospitalità, ma anche rumore, disordine, trascuratezza. C’è tanto da fare.

Pensieri così, mentre intanto l’aereo atterra. Di nuovo in abiti pesanti: si sta come d’autunno sugli alberi le foglie.

Giubicileo da Cinisello a Roma

Giubicileo – alla ricerca dei segni di speranza : Domenica 27 luglio 2025
Comincia un’avventura importante per 14 persone della nostra comunità: tre adulti e 11 ragazzi e giovani. Si tratta di Matteo, Edoardo, Giovanni e Lucia, Marco e Laura, Davide Alessio Simone Orlando Mattia, Marta, Federico, don Andrea. Una bella sfida partire dalla nostra parrocchia e arrivare alla porta di San Pietro. Ce la faremo? Voglia ed entusiasmo non mancano, il logo del pellegrinaggio campeggia sulle magliette preparate per l’occasione. andiamo alla ricerca di segni di speranza, cosa e chi troveremo lungo la strada? Non c’è che di andare.
La prima sorpresa è  per Orlando che riceve sull’altare la sua nuova bicicletta per i 18 anni appena compiuti. Inoltre riceviamo la benedizione del pellegrino e si va, dal sagrato a Roma, prima tappa santa Cristina, dopo Pavia, 65 km… Dicono… Saranno poi 75.
Attraversiamo Milano, sembra già una passerella trionfale, perché incontriamo persone che ci chiedono dove andiamo e ci incoraggiano. Ci dicono che stiamo facendo una cosa bella e si entusiasmano anche loro.  Facciamo tappa in Duomo. Qui incrociamo un gruppo di peruani con la bandiera, nel Perù si celebra la Fiesta patria. Chiaramente nasce un gemellaggio immediato. Si continua sul naviglio, la giornata è fresca e piacevole, se non che la bici di Marta ha qualche problema: ci pensa Edo, quanto basta per dargli il colpo di grazia.
Tappa a Badile per il pranzo. È la sede del Vispe, che opera con progetti missionari in Bolivia Nepal Brasile e Burundi. Qui è possibile compiere un servizio per i poveri, aprendosi al mondo. È un bel segno di speranza! Di fatto, alcuni nostri parrocchiani già vengono qui per lavorare con questo scopo. Salutiamo Laura e Antonello, ci sono pure Cristina e Salvatore. Pasta e anguria a volontà.
Ripartenza fino alla meta finale. Viaggiamo tra campi, leprotti, fagiani e sole al tramonto. Passiamo da Belgioioso, poco gioioso in realtà, troviamo perfino una casa che pare un circo.
Serata tranquilla, godiamo dell’ ospitalità in oratorio, cena a base di farro e giochi. Marta vince la tappa con il premio resistenza. Si va a dormire così stanchi da dubitare di sé stessi. Roma non è troppo azzardata?

Giubicileo 2 –  alla ricerca dei segni di speranza: Lunedì 28 luglio 2025
Si vedono da lontano gli Appennini. Ma la tappa è ancora in piano fino a Cadeo, vicino a Roveleto. Va bè paesi di campagna, abbastanza sconosciuti. Tappa pranzo a San Rocco al Porto. Il porto in verità non c’è. Si pedala sull’argine del Po, tra grandi acque e campi di pomodori. Un cerbiatto saltella qua è la. Incontriamo la polizia idraulica (sapevate che esiste?), che ci insegue per farci evitare la strada sbagliata. Ripartenza e sosta a Piacenza, caccia al timbro in cattedrale, con una curiosa manifestazione ambientalista in corso.
Si arriva alla meta attraversando zone impervie, tra cui una strada che si chiude contro un muro e i binari della ferrovia. Abbiamo visto giusto un treno merci e intervistato un francese in cammino per Roma dalla Normandia, ben 700 km! Un solitario che ispira voglia di continuare. Nella casa di accoglienza di Cadeo ci attende don Geremia, un giovane sacerdote del Congo, a Roma per studiare diritto canonico, chiamato qui per aiutare un po’ d’estate. Lo invitiamo a cena e ascoltiamo la sua storia. Ricorda il dramma del suo paese in guerra per il possesso dei suoi beni. Parla discretamente l’italiano, sembra un po’ solo e spaesato.
Per la cronaca Cadeo vuol dire Casa di Dio, dal nome di un antico lazzaretto. Edo vince la stellina della tappa, come autorevole guida del gruppo, infatti ci ha fatto perdere la strada. Leggi tutto →

Sabatour a Cremona e Castelleone del 29 marzo 2025

Duomo Cremona

È un sabato 29 marzo quando dalla nostra parrocchia parte il pullman per il tradizionale sabatour. Questa volta le organizzatrici Giovanna, Angela e Giacoma, hanno preparato questa meta in terra Cremonese.   Maria Pia poi completa con le sue letture letterarie.
Come al solito la partecipazione coinvolge molte persone. Duomo CremonaIl menù a pensarci è più o meno sempre lo stesso: visitare ciò che la città offre di bello, mangiare insieme a pranzo, celebrare la messa. Cremona è una città che offre tanto dal punto di vista culturale.
Visitiamo in rapida successione la chiesa di Sant’ Abbondio, la Cattedrale, il Torrazzo, l’Accademia del violino che continua la tradizione storica di Stradivari.   Rimane anche del tempo per il classico shopping compulsivo, specialmente per l’acquisto di salami e formaggi tipici, qualcuno di insalata e di rape, da un commCastelleoneerciante che perfino regala delle pere.   Sono situazioni anche divertenti che condividiamo volentieri. Abbiamo quindi l’occasione di entrare innanzitutto nella porta giubilare della cattedrale di Cremona, dedicando il tempo però al racconto artistico, agli affreschi che da ogni parte ci guardano e accompagnano il fedele. Nel pomeriggio visitiamo il santuario di Castelleone. Naturalmente questo luogo spirituale ha una storia antica legata ad una visione della Madonna, a cui la gente locale tiene molto. Ascoltiamo questa storia dalla voce diretta di Don Renato, che lo fa con arguzia ed aneddoti simpatici. Ricorderemo certamente il racconto del famoso quadro dell’obbrobrio, quello che nessuno vuole e dà anche un po’ di fastidio per le dimensioni. Entriamo quindi nella chiesa che sta celebrando le quarantore, e celebriamo la messa insieme a questa comunità. Anche questo santuario ha una porta giubilare. Diventa quindi occasione per ringraziare ancora di questa bella iniziativa che ci porta a visitare di volta in volta dei luoghi significativi che arricchiscono la nostra fede, la cultura e l’ amicizia.

Don Andrea

Per vedere tutte le foto del Sabatour clicca qui