Don Luigi Lesmo è tornato alla casa del Padre

Continua il racconto in cinque capitoli sul Concilio che ha determinato il Credo che pronunciamo ogni domenica. Poche pagine semplici per introdurci ad un tema storico e teologico più complesso, per il quale rimandiamo a studi più dettagliati e precisi.
Vito e Vincenzo erano due figure sagge: il primo, riflessivo e stratega, sapeva leggere le intenzioni dietro le parole; l’altro, eloquente e carismatico, persuadeva gli indecisi. Insieme rappresentavano l’autorità del Papa senza esserne dominati. La loro sfida era gestire i vescovi, mantenere l’ordine e aiutare a ragionare senza fretta. Durante una notte tempestosa, Vito trovò Vincenzo intento a scrivere lettere strategiche: «Non possiamo solo formalizzare la fede, dobbiamo anche capire i cuori», disse Vincenzo. «E proteggerla», rispose Vito. Il loro compito non era solo politico, ma morale: difendere la Chiesa dalla divisione interna, proteggendo la verità senza scendere a compromessi. Dopo settimane di dibattiti, la proposta definitiva emerse. Osio di Cordova propose la formula definitiva: «L’unigenito Figlio di Dio è generato, non creato, della stessa sostanza (homoousios) del Padre.». Cosa voleva dire? La creazione riguarda ciò che Dio ha fatto, ma che non esisteva prima. Per “generato” s’intende che Gesù proviene dal Padre, ma esiste da sempre e per sempre nella relazione con Lui, come Dio da Dio e Luce da Luce. La parola homoousios riecheggiò nella sala come un tuono. Alcuni piansero, altri si strinsero le mani. Alla fine, l’assemblea approvò il testo. Ario si oppose e fu condannato all’esilio. La sua ombra, però, non sarebbe svanita: la sua eresia avrebbe continuato a insidiare la Chiesa per decenni. I vescovi tornarono nelle loro diocesi, portando il Credo come un faro per i fedeli. Silvestro accolse Vito e Vincenzo a Roma, comprendendo l’importanza storica del concilio. Ma la battaglia spirituale era solo all’inizio: nuove eresie, esili e tensioni politiche avrebbero segnato gli anni a venire. Costantino, pur non essendo teologo, aveva gettato le basi di un Impero e di una Chiesa uniti: un equilibrio fragile tra potere e fede, uomini e Dio.
(Continua)

Domenica 15 febbraio alla s. Messa ore 9.45 sono invitati i ragazzi di V elementare (cresimandi) e le rispettive famiglie per una mattinata insieme. Dopo la celebrazione l’incontro con i genitori. È possibile poi pranzare insieme (ognuno porta il suo e si condivide).

Martedì 10 febbraio alle ore 20.30, in occasione della ricorrenza del 10 febbraio 1947, data in cui l’Italia firmò il trattato di pace, ricordiamo l’esodo degli italiani istriani. In quell’occasione è emerso anche il dramma delle foibe, che per tanto tempo non è stato considerato, eppure rimane ancora oggi una ferita aperta. Proponiamo una serata “di riflessione” insieme su questi avvenimenti: vi aspettiamo in sala Paolo VI.

Lunedì 9 febbraio alle ore 21.00 ricorderemo i defunti del mese di gennaio e quelli che vorrete segnalare (per quest’occasione non è il primo lunedì del mese). Sarà sospesa la Messa delle 18.

Avvisiamo i consiglieri che il prossimo CPP sarà martedì 17 febbraio, ore 20.45, in sala consigliare (da ufficializzare come “sala don Carlo Gnocchi”). Avremo come ospite don Alberto Beretta, parroco a San Pietro Martire (quartiere Crocetta). Il programma completo a breve.
A breve comincia il percorso dei bambini della nostra parrocchia per il I ciclo di Iniziazione Cristiana. Nei primi quattro incontri sono coinvolti specialmente i genitori.
Il primo appuntamento è domenica 8 febbraio ore 15.30.
Per chi non l’avesse già fatto, potrà iscrivere il figlio/a in questa occasione.
Altri incontri nei giorni 22 febbraio – 8 e 22 marzo 2026.

Continua il racconto in cinque capitoli sul Concilio che ha determinato il Credo che pronunciamo ogni domenica. Poche pagine semplici per introdurci ad un tema storico e teologico più complesso, per il quale rimandiamo a studi più dettagliati e precisi.
Nicea apparve come un’oasi di pace: mura secolari, strade strette, il lago Ascanio che rifletteva il cielo limpido. Nel palazzo imperiale era suggestivo vedere i vescovi, da Oriente e Occidente, che per la prima volta si incontravano. Poi Costantino entrò nella sala, il silenzio cadde come un velo. Non portava simboli pagani: solo la croce sul suo abito luccicava al sole. «Non sono vescovo», disse, «ma servo della pace. Discutete e decidete tra voi.» Dietro la facciata di neutralità, si percepiva la tensione dei fragili equilibri. Ario non era solo un teologo: era un maestro della parola. Nei corridoi di Nicea, camminava tra i vescovi. Ogni alleato trovato era una vittoria, ogni sguardo complice una conferma. Ma la sua mente era tormentata: temeva il rifiuto e il disonore, eppure sapeva che la posta in gioco era la storia stessa della Chiesa. Una notte, Ario pensava sulla riva del lago Ascanio: «se il Figlio non è eterno forse sto salvando la Chiesa dalla superstizione. Ma se sbaglio la mia anima sarà perduta.» Eppure una voce dentro sé insisteva: «La Chiesa non può accettare che il Figlio sia eterno come il Padre». Il giovane Atanasio, diacono di Alessandria, era piccolo, snello e di cuore indomito. Figlio di una famiglia cristiana influente, era cresciuto ascoltando storie di martiri e persecuzioni. Ogni parola pronunciata nel concilio portava il peso del passato, del sangue dei santi e la responsabilità del futuro. La sua voce riempiva la sala: «Se il Figlio è creatura, la nostra fede è vana! Il sangue dei martiri è stato versato invano!» Atanasio incarnava la passione, il coraggio e la speranza che la verità prevalesse contro la menzogna e l’ambizione. Le discussioni continuavano dopo il tramonto nei cortili, al lume delle torce, dove si formavano alleanze segrete. Vescovi parlavano a bassa voce, scrivevano lettere e stringevano patti: ogni giorno era un equilibrio fragile tra fede e politica. Vito e Vincenzo cercavano di mantenere l’ordine, guidando verso la tradizione romana. Ma bastava un gesto, un sussurro, per cambiare il corso del concilio. Il gioco del potere era in pieno svolgimento. (Continua)

Martedì 27 gennaio, per celebrare la giornata della memoria, abbiamo invitato due nostri parrocchiani a raccontarci l’esperienza particolare, e poco nota ai più, dei loro padri, IMI (Internati Militari Italiani). Ricordiamo quindi Settimo Buratti e Giovanni Buffa, entrambi preziosi collaboratori di don Luigi Arienti nella fondazione e crescita della nostra comunità. La serata parte con il buon auspicio della sala Paolo VI gremita che, nonostante il tempaccio freddo e piovoso, vede addirittura la presenza di qualche giovane e giovanissimo. Massimo ed Erminio sicuramente si sono preparati per il compito assegnatogli, ma quello che emerge maggiormente è la loro emozione e orgogliosa commozione nel raccontare una parte così importante della storia personale dei loro papà, e quindi delle loro radici.
Il destino dei circa 650.000 militari italiani deportati nei campi di lavoro in Germania e Polonia dopo l’Armistizio del 8 settembre 1943, fino al momento della liberazione più di un anno dopo: privati dello status di prigionieri di guerra per essere sfruttati come forza lavoro coatta in condizioni estreme (fame, freddo, mancanza di igiene, lavori durissimi); la scelta difficile e dolorosa che ha compiuto la maggioranza di loro di RESISTENZA NON ARMATA, rifiutandosi di entrare a far parte dell’esercito della Repubblica di Salò. Il tutto nel silenzio e nell’indifferenza o addirittura incomprensione collettiva al rientro dei sopravvissuti in Italia, per lo più per motivi politici e di insabbiamento di responsabilità dei vertici del comando militare italiano in un momento delicato della guerra.
Quali sentimenti ci portiamo a casa da questa serata?
Il valore e l’importanza di tenere viva la memoria storica di avvenimenti tanto crudeli e disumani e soprattutto la speranza di riscatto umano che offre una testimonianza così forte di persone che hanno saputo poi realizzare la propria vita piena e compiuta, grazie alla loro fede cristiana e alla fiducia in valori grandi e sani. Ringraziamo dunque queste due figure storiche e le lore famiglie, di cui abbiamo la grazia di condividere il cammino parrocchiale fin dalla sua origine.
E’ possibile visionare un breve filmato di circa quindici minuti che ricostruisce la storia dei nostri IMI cliccando qui

Festa della Santa Famiglia
La festa della Santa Famiglia ci parla oggi in questo modo: Maria, Giuseppe e Gesù non vivono una favola senza problemi, ma la realtà di ogni famiglia, con imprevisti, paure, scelte difficili, momenti di smarrimento. Eppure vanno avanti, perché si sentono accompagnati da un amore più grande di loro, appunto, sconfinato. Maria non capisce tutto, Giuseppe è preoccupato, Gesù cresce tra sacrifici e semplicità. Nessuno ha il controllo totale della situazione, ma tutti si fidano. È questa fiducia che li tiene uniti, anzi ci permette di scoprirci coraggiosi. Si va avanti perché ci si riconosce amati, e proseguendo scopriamo di compiere gesti di coraggio, a volte impensabili.
Il segno che accompagna la ricorrenza è il pesce, simbolo antico dei primi cristiani. In tempo di persecuzioni, per riconoscersi tra loro i cristiani tracciavano una linea curva, se l’altro rispondeva con un’altra linea curva, completando il disegno a forma di pesce, allora ci si poteva fidare. Pesce in greco è ἰχθύς, un acrónimo, dove ogni lettera è inizio di una parola, ovvero: Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore. Sopra questo pesce raccogliamo storie di coraggio tra le nostre famiglie, a formare un acquario speciale.
Ricordiamo in questa occasione tutti gli anniversari, specialmente i lustri, le persone vedove che ricordano i loro cari coniugi, i conviventi invitandoli a compiere una scelta definitiva.
RINNOVO DELLA PROMESSA DI MATRIMONIO
Noi promettiamo di amarci fedelmente
nella gioia e nel dolore
nella salute e nella malattia e di sostenerci l’un l’altro
tutti i giorni della nostra vita
PREGHIERA PER FIDANZATI E CONVIVENTI
Ci sono coppie in cammino, Signore Gesù,
le trovi per strada.
Vivono insieme e condividono sogni e fatiche,
hanno cura della loro casa,
mattone su mattone la stanno costruendo.
Stanno imparando a conoscere gli aspetti ordinari dell’amore,
le piccole scelte quotidiane, il lento allinearsi di percorsi diversi.
Hanno bisogno di tempo, calma, serenità
per pronunciare un SI definitivo.
Vogliono maturarlo insieme questa parola SI,
vederla crescere senza fretta, al loro tempo, al loro passo.
Dunque dona coraggio, Signore Gesù, a queste coppie,
rendi forte il loro volersi bene, sicure le decisioni.
Ci sono coppie in cammino, le trovi per strada.
Santa Maria e San Giuseppe,
pregate per tutti.
Amen

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