Curiosando

Gemelli longevi: cent’anni per due

Non capita tutti i giorni di vedere due gemelli festeggiare insieme i cento anni di vita, ma è proprio quello che è successo a Morolo, un paese di 3.200 abitanti in provincia di Frosinone.
Paris ed Egidio Cellini a Morolo sono nati nel 1920 e qui hanno trascorso gran parte della loro esistenza, nel frattempo arricchita dall’arrivo di tre figli ciascuno e da uno stuolo di nipoti e pronipoti. Entrambi hanno conosciuto le sofferenze della seconda guerra mondiale: Egidio, da bersagliere, venne fatto prigioniero e trascorse tre anni in Russia, mentre le vicende belliche portarono il fante Paris in Albania e in Grecia e qui venne fatto anche lui prigioniero.
Tutti e due hanno lavorato nelle campagne ciociare: come pastori da piccolini, per aiutare la famiglia, e quindi Egidio come muratore e Paris come guardia carceraria.
Adesso li si vede spesso passeggiare ancora per le strade strette e tortuose del paesino ciociaro, dove entrambi coltivano piccoli hobby artistici: scrivono poesie, dipingono, realizzano delle sculture. E se sentite un cellulare squillare, potrebbe essere quello di Paris, che lo usa regolarmente. La longevità comunque è di casa tra i Cellini: la signora Paola, mamma dei due gemelli centenari, si spense infatti a 104 anni.

di Igor Traboni

Fonte:      Avvenire del 16 gennaio 2020           (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)

Una carezza nel buio

Una volta sentii Andrea Bocelli dire una cosa meravigliosa: il mondo è pieno di male, ma se nonostante tutto rimane in piedi, è perché di bene ce n’è un po’ di più. In un piccolo paese chiamato Consuma, un pugno di case sparpagliate sull’Appennino toscano, tutte le mattine il signor Romano solleva dal letto le sue ottantaquattro primavere, le sistema dentro l’automobile e passa a prendere un bimbo ipovedente di sei anni per portarlo a scuola. Un’impresa tutt’altro che semplice, racconta Giulio Gori sul Corriere Fiorentino: la scuola si trova quindici chilometri più in basso e per raggiungerla bisogna percorrere una strada a zig-zag, impostando curve strette e scalando marce di continuo. Quindici ad andare e quindici a tornare, due volte al giorno, dal momento che il signor Romano va pure a riprenderlo al termine delle lezioni. Perché lo fa? Il bambino ipovedente non è suo nipote. Non è nemmeno il nipote di un suo amico. È il figlio di un taglialegna macedone che lavora nei boschi e non ha tempo per portarlo a scuola. Il piccolo non può usufruire del servizio bus del Comune: manca l’accompagnatore richiesto per i disabili. E così ci pensa il signor Romano. Lui dice che a 84 anni la fatica è tanta, ma è ricompensata dalla visione del suo minuscolo passeggero mentre saluta i compagni a uno a uno, accarezzandoli sulla faccia per riconoscerli. Bocelli ha ragione. Grazie al signor Romano e a quel bambino, il mondo ricomincerà anche domattina.

di Massimo Gramellini

“Matrimoniale” in corsia

La storia di Fulgenzia ed Emanuele, coniugi operati insieme all’anca

Emanuele e Fulgenzia si erano presentati insieme in ospedale, accompagnati dalla figlia. Avevano provato molte cure, preso diverse medicine, affrontato parecchie sedute di riabilitazione. Niente da fare, nessun risultato: entrambi non camminavano più, avevano forti dolori alle gambe e il morale a terra. Dalla visita è emerso che marito e moglie, rispettivamente 80 e 85 anni, soffrivano di una grave forma di artrosi all’anca. Bisogna operare e inserire una protesi.

Ma chi per primo? Emanuele aveva generosamente lasciato la precedenza a Fulgenzia, ma al dottor Gianluca Bisinella, direttore dell’Ortopedia dell’Ospedale di Monselice (Padova), è venuta un’altra idea: operare entrambi negli stessi giorni e ricoverarli in una stanza tutta per loro. Una «matrimoniale» in corsia, dunque, per alleviare le pene dell’intervento, ridurre il disorientamento, creare un’atmosfera di intimità anche durante la degenza e alleggerire il compito di accudimento da parte dei parenti. Un trattamento personalizzato, dunque, per due anziani che quest’anno hanno raggiunto il traguardo di 55 anni di nozze. «La terapia deve andare a braccetto con l’empatia», ha suggerito il direttore generale dell’Ulss 6 Euganea, Domenico Scibetta. Ora i due coniugi stanno bene e presto saranno dimessi. Insieme, come sempre.

di Antonella Mariani

Fonte:      Avvenire del 13 aprile 2019           (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)

 

Regalo alla bimba da due carabinieri

Piazza Spada è il cuore della cittadina termale di Fiuggi e qui, il giorno di Natale, si sono ritrovati in tanti a passeggiare sotto un tiepido sole, compresi molti bambini intenti a giocare con i regali appena ricevuti, il tutto sotto gli occhi di due carabinieri di pattuglia a piedi. E proprio i due militari – il vice brigadiere Mauro Colavecchi e l’appuntato scelto Clemente Bernardo – hanno notato una bambina un po’ appartata, insieme alla madre, e le hanno chiesto quale regalo avesse ricevuto. «Niente – ha risposto la piccola – forse perché sono stata cattiva». La madre, una giovane donna di Fiuggi, ha preso in disparte i carabinieri e ha spiegato che in famiglia stanno attraversando grossi problemi economici e che non avevano potuto permettersi neppure un piccolo regalo per la figlia di 8 anni. I carabinieri hanno chiesto a due vigili urbani di intrattenere mamma e bambina, hanno raggiunto un vicino centro commerciale aperto e hanno acquistato una grossa bambola portando il dono alla piccola. I militari hanno poi raccontato di avere incontrato Babbo Natale, che non era potuto arrivare a casa della bimba per un incidente alla slitta, e che quel regalo lo mandava proprio a lei, «perché sei stata una bambina buonissima».

di Igor Traboni

Fonte:      Avvenire del 28 dicembre 2018                  (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)

Spesa dei carabinieri per il detenuto povero

Anche i carabinieri hanno bussato due volte. La prima per controllare una vecchia conoscenza rinchiusa agli arresti domiciliari, il giorno dopo per consegnargli quattro buste piene di generi alimentari acquistati a loro spese in un supermercato di Mirto Crosia, lungo lo Jonio cosentino.
I due militari hanno mostrato non solo l’altro volto della Legge, ma soprattutto il cuore che batte sotto le divise cui chiediamo aiuto quando ne abbiamo bisogno, trovando una porta aperta e una mano tesa.
Stavolta non c’è stato bisogno di chiedere nulla perché quando gli appuntati sono entrati nell’abitazione del detenuto si sono accorti dell’indigenza in cui sopravviveva assieme alla compagna e ai figli.
Forse è stato proprio lo sguardo spaurito dei piccoli a fare crollare l’ultimo debole muro, convincendo i carabinieri che potevano e dovevano fare qualcosa. Hanno completato i controlli di rito, annotato la presenza dell’uomo in casa, chiuso il verbale e raggiunto la vettura di servizio per tornare a lavoro.
Il giorno dopo, di buon mattino, si sono rincontrati raggiungendo il supermercato e comprando quello che poteva servire alla famiglia. Soprattutto ai bimbi.
Dopodiché hanno raggiunto la casa del detenuto, consegnandogli la ricca spesa. Tra cui due pacchi di caramelle. È stata la mamma dei bambini a rendere pubblico il caso con un post sui social: «Li ringrazio di vero cuore e ringrazio Dio che esistano ancora persone così umili.
Grazie al Comando dei Carabinieri di Mirto Crosia in particolare ai due appuntati».

di Domenico Marino

Fonte:      Avvenire del 9 settembre 2018                     (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)

Paziente in fin di vita: gli pagano l’ambulanza

Conforta sempre assistere a prodigi di generosità e di altruìsmo. Non sono rari, malgrado il pessimismo che tante volte prende il sopravvento. Un episodio che merita il plauso viene da Napoli. Sull’esempio di San Giuseppe Moscati, la direzione sanitaria dell’ospedale San Paolo a Fuorigrotta si è ribellata nei giorni scorsi alla perversa mentalità che il denaro sia (come denunciava già Seneca) il fine supremo dell’esistenza dell’uomo. Al pronto soccorso del presidio ospedaliero era giunto infatti, afflitto da un terribile dolore al petto, un uomo quasi sessantenne. Ma al San Paolo non esiste la divisione di cardiologia, non c’erano ambulanze disponibili e per giunta il paziente non aveva il denaro sufficiente per pagarsi il trasferimento a un altro nosocomio.
Intanto un esame elettrocardiografico aveva rivelato una patologia gravissima e un infarto in corso. Immediato l’intervento del medico di turno che, scavalcando gl’inutili cavilli burocratici e gli impedimenti economici, otteneva l’autorizzazione del direttore sanitario a trasferire il paziente a un altro ospedale con un mezzo privato senza ch’egli dovesse spendere un soldo, salvandogli così la vita. La quale resta, per tutti, il valore più importante, mentre il denaro non una “divinità” del consumismo pagano come molti oggi credono, ma solo uno strumento, nel nostro caso un “prestito” senza ritorno che serve al fine supremo di scongiurare il dolore e la morte.

di Vittorio Gennarini

Fonte:      Avvenire del 24 aprile 2018                              (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)

Giro d’Italia a piedi per l’Africa e i diritti

Oltre duemila chilometri in giro per l’Italia, con l’obiettivo di diffondere l’attività fisica e sensibilizzare su alcune piaghe sociali. Una maratona a piedi con un unico partecipante: Giovanni Malagutti, 62enne psicologo di Mantova, partito da piazza Duomo a Firenze il 7 aprile. L’iniziativa, che egli stesso ha definito “Camminata italiana”, lo terrà impegnato per due mesi: 60 tappe fino in Sicilia, per arrivare a Mantova il 3 giugno. A guidare l’avventura sono tre parole: benessere, Africa, diritti. La prima è un invito a mantenere uno stile di vita sano: «Camminare è un’azione primordiale – racconta Giovanni –, insita nello sviluppo del genere umano. È con questo spirito che ognuno di noi dovrebbe proporre stili di vita sani, così da aumentare la consapevolezza per il dono della vita».  Leggi tutto →

Gavi, cento anni e ritira la pensione di persona

Ci sono molti modi di festeggiare i compleanni e ogni compleanno fa storia a sé, per il singolo che lo celebra, ma anche per amici, parenti e comunità. Quello celebrato presso uno sportello postale di Gavi, località immersa nell’Appennino del Basso Piemonte in provincia di Alessandria, è stato davvero particolare. Perché era di una cliente “speciale”: Teodolina Peruggia, nata a Genova il 5 aprile 1918 (quasi al termine della prima guerra mondiale), che ha spento le fatidiche cento candeline. La signora, per fare festa in occasione del secolo di vita, ha scelto di andare a ritirare personalmente la pensione. Nonna Linda, come amabilmente la chiamano tutti dove ha deciso di trasferirsi per vivere nella pace di una zona tra campagna e montagna, quando è arrivata con il suo libretto postale allo sportello, è stata accolta con tutto l’entusiasmo possibile.
La direttrice e il personale dell’ufficio le hanno consegnato un omaggio floreale con auguri e complimenti di Poste Italiane. La centenaria non ha rivelato segreti particolari che le hanno consentito di tagliare un traguardo tanto rilevante, se non di avere sempre lavorato con passione e convinzione. Giovanissima, fu bigliettaia su tram e filobus genovesi, antesignana di emancipazione femminile in un’attività, all’epoca, prettamente maschile. Quindi fu sarta e pedicure nel sottopasso della centrale piazza De Ferrari. Pensionata dal 1970, si è ritirata nelle colline del Monferrato dove è intenzionata a restare, perché, ha affermato, «ho ancora molte cosa da fare».

di Dino Frambati

Fonte:       Avvenire del 11 aprile 2018       (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)

La solidarietà tra pastori “salva” le pecore di Elia

Un giovane 17enne che vuol fare il pastore è già di per sé una notizia ma che addirittura voglia continuare a fare anche dopo il furto delle poche pecore che aveva è un qualcosa che ha dell’eccezione. I fatti raccontano che Elia Taberlet, 17enne di Posada (Nu), lo scorso fine settembre ha visto il suo piccolo gregge sparire dall’ovile ad opera di ladri senza scrupoli: si trattava di pochi animali donati da parenti e amici che sostenevano la sua passione per il mondo della pastorizia.

Per Elia, che fin dall’età di 14 anni sognava la vita in campagna, il colpo è stato duro. Attraverso però il passaparola del mondo agro-pastorale sardo ben presto si mette in moto quella che è una delle tradizioni più nobili del mondo delle campagne isolane: “Sa paradura”, ovvero il dono di un animale a chi ha subito un danno per furto, calamità o moria, al fine di ricostituire il gregge scomparso. Così nei giorni scorsi, grazie anche attraverso l’opera di Gigi Sanna, del gruppo musicale Istentales, una ottantina di animali sono stati raccolti da tutta l’isola e consegnati ad un visibilmente commosso Elia, che stentava a credere a quanto vedeva. Anche attraverso i social network sono giunti attestati di solidarietà ma anche gesti concreti di chi ha donato del denaro per comprare una pecora o un agnello al giovane di Posada. “Per me – ha detto il ragazzo – quanto è accaduto è la testimonianza che la mia scelta di vivere in campagna era ed è l’unica possibile. La solidarietà tra i pastori è grande”.
di Roberto Comparetti
Fonte:   Avvenire del 26 ottobre 2017    (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)

Per Anna la maturità è arrivata a 79 anni

Sicuramente, l’emozione della “notte prima degli esami” l’ha sentita tutta, Anna Pistis, fresca di diploma all’Istituto Geometri di Lanusei. E fin qui niente di strano. Ma se a portare a casa il titolo tanto atteso è una maturanda di 79 anni, le cose cominciano un po’ a cambiare.
Amante dei libri e della lettura, sui banchi disposti in fila indiana nella scuola lanuseina Anna ci è arrivata come i suoi giovanissimi compagni, piena di trepidazione nell’attesa di conoscere le tracce del compito di italiano. Il sorriso non l’ha mai abbandonata, frutto di una vita trascorsa fra stoffe, taglio e cucito quando faceva la sarta, passando per gli uffici istituzionali del Comune, per poi dedicarsi a quella che è stata la sua principale occupazione: la centralinista.
Sarà in virtù della sua versatilità e delle sue tante esperienze che ha scelto il tema di ordine generale sul progresso dal titolo “Per migliorare serve una mutazione”, testo di Edoardo Bonelli. Insomma, maturità superata con 76/100. Ma i numeri, per Anna, sono ben altri: tre figli ormai cresciuti, di 43, 45 e 46 anni. Oggi è vedova. Un percorso scolastico interrotto per via del lavoro e dei costi che l’istruzione imponeva: rette troppo alte e addio aule scolastiche. Ma la tenacia e la volontà ferma di possedere quel titolo ha avuto la meglio. Esame integrativo per arrivare alla terza e poi il lungo percorso delle scuole serali. Il resto è storia di poche ore fa e racconta del traguardo di una vita finalmente raggiunto.

di Claudia Carta

Fonte:   Avvenire del 13 luglio 2017    (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)