Tre corse tutt’altro che Pasquali

Altro che corsa verso il sepolcro vuoto! Le nostre domeniche assomigliano più a una piccola maratona parrocchiale, con tre specialità ben collaudate. Non servono scarpe tecniche, basta un po’ di distrazione e tanta fretta.
La prima corsa è quella per arrivare in chiesa. Si parte sempre con le migliori intenzioni: “questa volta arriviamo puntuali”. Poi però succede qualcosa: il caffè si allunga, le chiavi spariscono, il traffico sembra moltiplicarsi. E così eccoci lì, a passo svelto, entrando in punta di piedi come se nessuno ci vedesse, cercando il segno sul foglietto della messa già iniziato. Ma si sa: chi arriva di fretta porta con sé un cuore affannato, poco pronto ad ascoltare.
La seconda corsa è più improvvisa, quasi drammatica: quella per uscire dalla chiesa quando suona il cellulare. Convinti di averlo messo “in silenzioso”, lo squillo galeotto decide di evangelizzare tutti con la sua suoneria. Parte allora lo scatto: mani che frugano nelle tasche, sguardi imbarazzati, passi veloci verso l’uscita. È curioso come in quei momenti la fretta sia massima. Forse dimentichiamo che siamo entrati proprio per fermarci, per fare spazio a qualcosa di più grande delle nostre notifiche.
Infine la terza corsa: lo “sprint della benedizione”, la gara silenziosa del “chi esce prima”. Appena il sacerdote accenna l’“andate in pace”, mentre il coro lancia l’ultimo canto, qualcuno è già a metà navata. Più che un invio, sembra un via libera. Si sgomita con eleganza, si calcolano traiettorie, si conquista la porta. Certo, ci sono impegni, pranzi, famiglie che aspettano. Ma viene da chiedersi: costa così tanto fermarsi ancora un po’?
Tre corse, dunque, tutt’altro che pasquali, per le quali non c’è un podio e nemmeno medaglie. Perché la Pasqua è l’opposto della fretta: è attesa, presenza, incontro. Basterebbe una piccola rivoluzione: arrivare prima, spegnere davvero il telefono, restare qualche minuto dopo. Niente di eroico.
Solo il minimo indispensabile per non trasformare la S. Messa in un circuito di atletica leggera. Non per dovere, ma per riscoprire che quel tempo non è perso, bensì donato. E soprattutto ispira corse migliori, davvero pasquali.

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