Si ricomincia con fede e caffè

Carissimi, le vacanze ufficialmente stanno per finire. L’ombrellone chiuso, il costume (troppo stretto?) nel cassetto, gli scarponi in cantina, sono immagini che parlano chiaro. La sveglia ha ripreso a suonare con voce fastidiosa, le agende si riempiono già come Sudoku, l’abbronzatura impallidisce. Il tempo della bella stagione ci sta offrendo la scia della nostalgia. Non è così per tutti in realtà: l’estate, per alcuni, è tempo di ulteriori solitudini, di permanenza nella città accaldata, di non sapere a chi rivolgersi in caso di bisogno. Vale anche la pena domandarsi il senso delle “vacanze”: già la parola indica un vuoto da riempire, uno spazio libero da occupare. In genere le intendiamo come un tempo per riposare, per rilassare corpo e mente, per compiere avventure sognate, per dedicarsi alla famiglia. Per qualcuno diventa invece occasione per strafare, per esagerare nelle notti brave, per liberare istinti repressi. Lì si vede come, da persone libere, possiamo compiere scelte che abbiano un valore oppure sprecare e rovinare. Oltretutto risulta sempre più chiaro che il meritato riposo estivo diventi più un privilegio per alcuni che non un diritto per tutti: organizzarle è un’impresa biblica per i costi esagerati, per incastrare le ferie, per evitare le partenze di massa e le lunghe code; il caldo, poi, fa sudare perfino l’anima, e il condizionatore diventa indispensabile; il sogno della “vacanza perfetta” si infrange in un B&B con vista parcheggio, letto cigolante e zanzare in missione; “mi annoio” è la colonna sonora dei bambini, a cui si promette di tutto pur di avanzare con i compiti. Capita anche di rallentare la vita spirituale, per messe saltate, preghiere rimandate e un certo relax conDio; al contrario potrebbe essere occasione per rinforzare il rapporto con il divino, talvolta arrugginito. Insomma, la “pausa caffè” è il tempo più o meno lungo in cui si intrecciano i racconti dell’estate e si conserva il bene condiviso.
Per il resto si guarda avanti: di ciò che passa non subiamo il fascino. Il Signore pensa già a qualcosa di bello per noi.
Buon rientro!
Don Andrea

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