Sappiamo ancora pregare con il rosario?

Per molti anni il rosario è stato il battito regolare della preghiera nelle famiglie.
Si recitava la sera, dopo cena, davanti a un’immagine della Madonna. Oggi il silenzio è più raro, i ritmi sono frenetici e spesso anche la preghiera sembra dover rincorrere il tempo. Eppure questo strumento non è scomparso, anzi continua a entrare nelle case specialmente attraverso la televisione.
La domanda allora s’impone: sappiamo ancora pregare con il rosario oppure ci limitiamo ad ascoltarlo, come un sottofondo domestico?
Il rosario è stato definito la “preghiera dei semplici” perché è accessibile a tutti: bambini, anziani, persone colte o meno istruite. La difficoltà principale semmai è questa: dura più di trenta secondi. E questo è già un problema serio perché viviamo nell’epoca dei video brevi, dei messaggi rapidi, delle notifiche continue e storie che spariscono dopo 24 ore. Inoltre è una preghiera “a ripetizione”, abitudine un po’ persa, con una soglia d’attenzione più bassa di una connessione in montagna: restare dieci minuti senza controllare il telefono sembra già difficile; immaginare una corona intera può apparire quasi impossibile. Il rosario invece insiste con calma: mistero dopo mistero, Ave Maria dopo Ave Maria; nessun effetto speciale, né algoritmi, né “salta pubblicità”. Tra una distrazione e l’altra ci riporta lentamente al centro con pazienza: non pretende perfezione, ma fedeltà.
Negli ultimi decenni molti hanno imparato a pregare il rosario attraverso la televisione. Le dirette da Lourdes, da Fatima o da chissà dove accompagnano tante persone, soprattutto anziani e malati. Questa modalità certamente permette a loro di sentirsi parte di una comunità, offre orari accessibili, aiuta a mantenere una continuità di preghiera. Ma esiste anche un rischio: trasformare il rosario in un programma televisivo come altri e favorire l’abitudine passiva. Sarebbe bene, oltre a questi momenti preparati in tv, tenersi uno spazio umano, dove si prega il rosario da soli o in compagnia, facendo scorrere le dita sulle perline che compongono le decine, con la nostra viva voce.
Perché non basta modernizzare la preghiera per renderla autentica, ma occorre rimanervi dentro con la propria fede.

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