Nicea, 325 d.C. – Capitolo II

Continua il racconto in cinque capitoli sul Concilio che ha determinato il Credo che pronunciamo ogni domenica. Poche pagine semplici per introdurci ad un tema storico e teologico più complesso, per il quale rimandiamo a studi più dettagliati e precisi.
Capitolo II – Costantino e la visione dell’unità
Costantino non era solo un guerriero, ma un uomo con una visione: unire l’Impero anche attraverso la fede. Nell’anno 313 aveva emanato, con Licinio imperatore d’Oriente, il famoso Editto di Milano, che concedeva la libertà di culto ai cristiani, chiudendo di fatto l’epoca delle persecuzioni.
Ora constatava amaramente che quei cristiani, dopo aver dimostrato una fede e delle virtù eroiche, litigavano per questioni teologiche, creando divisioni imbarazzanti e pericolose. Sarebbe stato meglio, secondo lui, che certe dispute rimanessero al più nella cerchia ristretta dei teologi, non che diventassero di dominio pubblico, esasperando le diverse posizioni. Così dal suo palazzo di Costantinopoli, l’imperatore parlò. La sua voce era calma ma ferma: «io sono il Pontifex Maximus, devo garantire la pace religiosa nelle mie terre. Ho deciso: convoco tutti i vescovi cristiani a Nicea. Io non sarò giudice della verità, ma garante della pace. La Chiesa deve parlare con una voce sola.» Costantino sapeva che la discordia interna poteva frantumare ciò che si era costruito con fatica. Per lui la fede non era solo un credo personale, ma un collante politico, un filo invisibile tra popoli e culture diverse. Così ogni sua parola portava peso e autorità. Vito e Vincenzo dunque partirono da Roma con un piccolo seguito e una cassa di documenti sigillati da Silvestro. Il vescovo di Roma aveva deciso di non partecipare a questo primo concilio. Forse per le fatiche dell’età o, chissà, per non sentirsi dipendente dall’imperatore. Fatto sta che i due attraversarono villaggi dove la fede era viva ma divisa, e ogni incontro era un test di diplomazia. In un villaggio della Tracia, un vecchio vescovo li interpellò: «I nostri fedeli dubitano della divinità del Figlio. Cosa possiamo dire?» Vincenzo rispose: «Andremo a Nicea. Lì sarà chiarito ciò che è vero.
Ma ricordate: la tradizione apostolica è più forte di ogni disputa.» Nel frattempo, messaggeri di Ario tentavano di persuadere vescovi indecisi, offrendo protezione, prestigio e influenza. Dietro la disputa teologica, si muoveva un intrigo sotterraneo.
…continua settimana prossima

Nessun commento