Magnifica Humanitas

«La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme».

Inizia così la prima enciclica di papa Leone XIV, firmata 135 anni esatti dopo la Rerum Novarum di Leone XIII. E se allora il mondo stava vivendo la rivoluzione industriale, oggi sta vivendo quella digitale. Detto in altro modo: non è un’enciclica (solo) sull’intelligenza artificiale.
Papa Leone parte da un assunto: la tecnologia, esattamente come l’industria 135 anni fa, non è una forza antagonista rispetto alla persona. Eppure, esattamente come l’industria, non è neutrale, perché assume il volto di chi la pensa, la finanzia, la regola, la usa e può considerare la persona come una «risorsa da usare e sfruttare», riducendola a ciò che realizza e produce. Invece, ribadisce il Papa, «la dignità fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata». Perché la persona è creata a immagine e somiglianza di Dio.
Seguono le riflessioni su quanto sia immorale, e quindi inaccettabile, qualsiasi tentativo o progetto di eliminare o sottomettere una nazione; sulla necessità della destinazione universale dei beni, e quindi sull’importanza che le conoscenze e le tecnologie non siano concentrate nelle mani di pochi; sulla giustizia sociale, che deve garantire a tutti un accesso equo alle opportunità, proteggere i più fragili, contrastare l’odio e la disinformazione (e, su questo, un «banco di prova decisivo» è guardare come una società tratta migranti rifugiati e sfollati, perché rivela «se l’idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità»).
Insomma, la persona, ogni persona, prima di tutto.
Così papa Leone XIV sottolinea che di fronte all’intelligenza artificiale l’alternativa non è tra entusiasmo e paura, ma tra due modi di costruire il progresso: a servizio della persona e dei popoli oppure a servizio delle logiche di potere. E questa è una scelta che chiama in causa tutti: «La costruzione di Babele o quella di Gerusalemme», le due “città” dell’uomo e di Dio indicate anche da Sant’Agostino, inizia da ognuno di noi e non può essere demandata ad altri.

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