Giubicileo da Cinisello a Roma

Giubicileo – alla ricerca dei segni di speranza : Domenica 27 luglio 2025
Comincia un’avventura importante per 14 persone della nostra comunità: tre adulti e 11 ragazzi e giovani. Si tratta di Matteo, Edoardo, Giovanni e Lucia, Marco e Laura, Davide Alessio Simone Orlando Mattia, Marta, Federico, don Andrea. Una bella sfida partire dalla nostra parrocchia e arrivare alla porta di San Pietro. Ce la faremo? Voglia ed entusiasmo non mancano, il logo del pellegrinaggio campeggia sulle magliette preparate per l’occasione. andiamo alla ricerca di segni di speranza, cosa e chi troveremo lungo la strada? Non c’è che di andare.
La prima sorpresa è  per Orlando che riceve sull’altare la sua nuova bicicletta per i 18 anni appena compiuti. Inoltre riceviamo la benedizione del pellegrino e si va, dal sagrato a Roma, prima tappa santa Cristina, dopo Pavia, 65 km… Dicono… Saranno poi 75.
Attraversiamo Milano, sembra già una passerella trionfale, perché incontriamo persone che ci chiedono dove andiamo e ci incoraggiano. Ci dicono che stiamo facendo una cosa bella e si entusiasmano anche loro.  Facciamo tappa in Duomo. Qui incrociamo un gruppo di peruani con la bandiera, nel Perù si celebra la Fiesta patria. Chiaramente nasce un gemellaggio immediato. Si continua sul naviglio, la giornata è fresca e piacevole, se non che la bici di Marta ha qualche problema: ci pensa Edo, quanto basta per dargli il colpo di grazia.
Tappa a Badile per il pranzo. È la sede del Vispe, che opera con progetti missionari in Bolivia Nepal Brasile e Burundi. Qui è possibile compiere un servizio per i poveri, aprendosi al mondo. È un bel segno di speranza! Di fatto, alcuni nostri parrocchiani già vengono qui per lavorare con questo scopo. Salutiamo Laura e Antonello, ci sono pure Cristina e Salvatore. Pasta e anguria a volontà.
Ripartenza fino alla meta finale. Viaggiamo tra campi, leprotti, fagiani e sole al tramonto. Passiamo da Belgioioso, poco gioioso in realtà, troviamo perfino una casa che pare un circo.
Serata tranquilla, godiamo dell’ ospitalità in oratorio, cena a base di farro e giochi. Marta vince la tappa con il premio resistenza. Si va a dormire così stanchi da dubitare di sé stessi. Roma non è troppo azzardata?

Giubicileo 2 –  alla ricerca dei segni di speranza: Lunedì 28 luglio 2025
Si vedono da lontano gli Appennini. Ma la tappa è ancora in piano fino a Cadeo, vicino a Roveleto. Va bè paesi di campagna, abbastanza sconosciuti. Tappa pranzo a San Rocco al Porto. Il porto in verità non c’è. Si pedala sull’argine del Po, tra grandi acque e campi di pomodori. Un cerbiatto saltella qua è la. Incontriamo la polizia idraulica (sapevate che esiste?), che ci insegue per farci evitare la strada sbagliata. Ripartenza e sosta a Piacenza, caccia al timbro in cattedrale, con una curiosa manifestazione ambientalista in corso.
Si arriva alla meta attraversando zone impervie, tra cui una strada che si chiude contro un muro e i binari della ferrovia. Abbiamo visto giusto un treno merci e intervistato un francese in cammino per Roma dalla Normandia, ben 700 km! Un solitario che ispira voglia di continuare. Nella casa di accoglienza di Cadeo ci attende don Geremia, un giovane sacerdote del Congo, a Roma per studiare diritto canonico, chiamato qui per aiutare un po’ d’estate. Lo invitiamo a cena e ascoltiamo la sua storia. Ricorda il dramma del suo paese in guerra per il possesso dei suoi beni. Parla discretamente l’italiano, sembra un po’ solo e spaesato.
Per la cronaca Cadeo vuol dire Casa di Dio, dal nome di un antico lazzaretto. Edo vince la stellina della tappa, come autorevole guida del gruppo, infatti ci ha fatto perdere la strada.

Giubicileo 3 alla ricerca dei segni di speranza: Martedì 29 luglio 2025
Memoria liturgica di Santa Marta. Auguri dunque a Marta!
Partiamo dalla chiesa di San Pietro in Cadeo. Attraversiamo campi di pomodori e aglio, a volte ci pare di perderci. Si guada un ruscello, quanto basta per infangarsi. Attraversiamo Fiorenzuola, poi Fidenza. Qui tappa pranzo.
Ed ecco il primo buco di ruota: tocca a Davide! Marco provvede magicamente. Comincia la salita , nemmeno esagerata però ci mette alla prova. Sarà anche il sole cocente, tanto che bussiamo alla porta di una signora in giardino, per un bicchiere d’acqua, e troviamo pure il locale parroco!
Dopo l’ultima rampa ecco la discesa che conduce alla Fraternità Francescana di Betania. Appunto casa di Marta Maria e Lazzaro. Anzi, qui si chiede a Marta di essere un po’ meno Marta e più Maria. Nel senso che si prega assai. Nella chiesa (per giunta giubilare) preghiamo con i vesperi e celebriamo la messa:  per la casa è la festa dei loro patroni. Ci preparano una cena deliziosa e ci dedicano tempo per un racconto serale. Davide si distingue per l’uso del drone e la veglia delle 3 del mattino. Nessun dubbio: la stella del giorno è sua. Troviamo che questo è un luogo veramente ospitale, un segno di speranza. Anzi, un frate ci ricorda che i segni di speranza esistono ancora, ma nessuno più li sa leggere. Sarà così? Riposiamo bene, domani tappa difficile.

Giubicileo 4 alla ricerca dei segni di speranza: Mercoledì 30 luglio 2025
Si riparte carichi di energia. Il gruppo nonostante qualche stanchezza sta prendendo un buon ritmo, anzi affronta la fatica del giorno con una grinta inaspettata. Questa è la prima tappa con qualche salita impegnativa, oltretutto bagnata dalla pioggia.
Una lepre gigante attraversa la strada, ma le vere lepri sono proprio i nostri ciclisti giubilari.
Tappa intermedia in quel di Solignano, dove apprendiamo la notizia di un furto nella nostra chiesa parrocchiale. Poi si riparte.
La meta è Borgotaro, località che conosciamo bene. Da qui parte il gran premio della montagna, 7 km fino a Casembola, con una salita spacca gambe degna di un giro d’Italia. Ma ci si arriva a tutti con le proprie biciclette, e con una fame maiuscola ben meritata.
L’azienda agricola Querzola è ben nota nella nostra parrocchia, si sostiene naturalmente con il suo lavoro e la collaborazione dei volontari. I ricavi principali sono devoluti alle opere missionarie dell’ operazione Mato Grosso. Anche in questo caso, sentiamo che il cuore si allarga al mondo. Un altro segno di speranza. Edo vince il fulmine per il primo posto nel gran premio della montagna, mentre Federico la stella per la pedalata senza cambio. Niente male.

Giubicileo 5 – alla ricerca dei segni di speranza : Giovedì 31 luglio 2025
Giornata di riposo a Borgotaro. Il gruppo tira il fiato dopo il primo strappo. È l’occasione per riparare le biciclette, riflettere in po’, camminare su strade silenziose, guardare i trattori le trattoresse e le vacche.
Francesco è Laura ospitano da anni molti ragazzi che qui sono venuti per lavorare in gratuità, per parlare dei poveri del mondo, per farsi tempo di compiere qualche scelta preziosa. Quindi si passa la giornata in tranquillità, si condividono i segni di speranza già incontrati, si fa un po’ di bucato, si canta un po’ in allegria. E fu sera di stelle e mattina di sole. Collochiamo le conchiglie del pellegrinaggio sulle bici. Si va, ci aspetta il tappone lungo.

Giubicileo 6 – alla ricerca dei segni di speranza: Venerdì 1 agosto 2025
La lunga discesa da Casembola apre la tappa dei 100 km. Pronti via, Laura ferma con la catena a terra. Poi 7 km veloci come il vento, sulla strada libera e pulita, mentre il sole comincia il suo lavoro e fa brillare tutto. Ci augura il buon giorno.
Poi la salita al passo del Brattello, 11 km di puro sudore. Ci arriviamo tutti, chi prima (Simone e Federico) chi dopo, da soli o in compagnia. Le salite non si dimenticano, la fatica nobilita, il sudore passa e resta il gusto di essere arrivati. Poi è il momento di Marco Aggiustatutto: ripara un guasto alla bici di Mattia, un freno a disco che non ne vuole sapere, e l’altra di Alessio in tempi record. Merita il premio fulmine del giorno.
Poi altra discesa mozzafiato fino a Pontremoli: tra i boschi il treno di bici sfreccia in libertà, forse troppo… Quantomeno Simone, quasi si schianta con un cespuglio al ciglio della strada. Niente di male. Pausa pranzo e gelatino, poi di nuovo in sella fino ad Avenza, ospiti della casa del pellegrino. L’ultimo tratto sul lungomare fa passare la stanchezza. Va da sé che andiamo ad acchiappare il tramonto sul litorale di Massa Carrara. Ci basta poco: una pizza (alla sabbia per Simone) sulla spiaggia libera, con vista porto ad un lato e petroliere all’orizzonte. Ma l’acqua è piacevole, e i colori dell’imbrunire ci distendono. Davvero basta poco a volte per sentirsi un poco meglio. Uno spazio naturale piacevole suscita buoni pensieri, qualche speranza, chissà una preghiera. Infine si fa notte. Al sapore di sale per oggi basta. Stella per Simone (per la pizza caduta sulla sabbia della spiaggia, aveva fame e l’ha mangiata lo stesso)

Giubicileo 7 – alla ricerca dei segni di speranza: Sabato 2 agosto 2025
È la giornata del giubileo dei giovani, Roma si colora di canti e freschezza: oggi e domani papa Leone incontra giovani venuti da tutti il mondo a Tor Vergata. In tempi di guerre e disastri, dei giovani in cerca di senso sono una piccola luce di resistenza. La speranza passa da qui.
Il nostro gruppo a Roma ci vuole arrivare in altro modo, lentamente. Sappiamo che la Porta ci aspetta. Dunque, dopo il tappone, ci tocca una tappa soft sul lungomare fino a Camaiore, passando per Forte dei Marmi (monumento ai capricci dei ricchi), poi strade di campagna dove Edoardo rischia di essere stirato da un furgoncino. Infine la salita che conduce a Valpromano (a 45 gradi misurata con la bolla) Ed ecco quello che ancora mancava: la pioggia! Niente di male, siamo pronti. Inoltre la casa del pellegrino si riempie di gente: oltre a noi, un gruppetto di francesi e un altro di scout milanesi. In questo sconosciuto angolo di mondo si fanno incontri sorprendenti. Conosciamo Fausto e Laura (al suo primo giorno di servizio) due ospitalieri che dedicano parte del loro tempo all’accoglienza dei pellegrini. Ci offrono una ospitalità genuina e familiare. Compito loro è far sentire a casa le persone. Anche questo è un segno di speranza. Federico ed Edoardo si offrono come cuochi. Infine la serata passa in tranquillità. Qui si chiude presto, come nei rifugi di montagna. Cosa ci riserverà la notte?

Giubicileo 8 –  alla ricerca dei segni di speranza: Domenica 3 agosto 2025
L’ottavo giorno di pedalate ci accoglie con un cielo indeciso e piedi già pronti a rimettersi in viaggio verso Roma, nostra meta e simbolo del Giubileo. La notte, però, ha avuto altri piani per alcuni di noi. I francesi russoni e agitati ci hanno fatto passare ore insonni,  mentre nella camera degli scout si gridava all’invasione di animali pericolosi: era solo una cavalletta…
La partenza è stata epica: pronti, via… e pioggia! Mentre avanziamo sotto l’acqua, Mattia, con lo sguardo rassegnato, ricorda il suo coprisellino. Laura guida il pulmino, nostra fedele ammiraglia, ha dovuto fare dietrofront per recuperarlo – o almeno provarci.
Intanto, Roma si preparava ad accogliere un milione di giovani. Papa Leone li ha incoraggiati, è stato il volto che molti hanno cercato. Invece la nostra tappa ci avvicina alla Città Eterna, ma siamo ancora a distanza. A Lucca ci concediamo una pausa: visita alla città, qualche foto ricordo e un “girotondo giubilare” improvvisato attorno a Marta, che faceva tappa come fosse una colonna sacra da onorare.
Ma la strada è lunga e le deviazioni non mancano, specialmente tra i campi dove è facile perdersi. curiosamente capitiamo nel bel mezzo della sagra del trattore… Evento memorabile per gli amanti di questi rombanti veicoli.
Comunque poco dopo eccoci a Galleno, ci accoglie don Anthony, originario del Kerala in India. Oggi il nostro segno di speranza è lui. Infatti su questa tappa pesava l’incognita della casa, non avendo trovato nessun posto per la notte. Finché non abbiamo intercettato il buon indiano, che fa di tutto per darci il meglio. Non solo, ci invita perfino alla locale sagra della bistecca, che ci ha accolti come viandanti affamati nel deserto. Volendo, c’è anche il ballo liscio e la prospettiva di una lunga serata danzante. Specialmente Davide volteggia aggraziato sulla pista con una signora d’altri tempi.
Ma si torna a dormire. Domani è un altro giorno.

Giubicileo 9 –  alla ricerca dei segni di speranza: Lunedì 4 agosto 2025
Ripartiamo dopo una notte… ballerina. Il riposo avrebbe dovuto rimetterci in forze, ma l’ansia ha avuto la meglio quando Marta, in preda al panico, non trovava più il cellulare. Dopo minuti interminabili e ipotesi apocalittiche, la verità: era finito tra le mani della cameriera, preso per sbaglio – o forse per sbadiglio – durante lo sparecchio. Tutto è bene quel che finisce bene, ma da oggi Marta dormirà col telefono legato al polso.
Ricordiamo il compleanno di don James e della gemella suor Gisella. Partenza: Federico buca. Capita.
Il percorso continua lungo la Via Francigena… o meglio, in mezzo a un labirinto. Tra strade chiuse, sentieri inesistenti e cartelli che sembrano scritti da chi vuole mettere alla prova la nostra fede più che la nostra orientazione, il GPS ha chiesto pietà.
Passiamo accanto a Castelli Fiorentini, sogni medievali che spuntano tra le curve, e attraversiamo Poggibonsi, città di passaggio e di panini mangiati in piedi. San Gimignano? Solo un miraggio: oggi niente torri, decidiamo di puntare dritti verso Abbadia Isola.
Ed è lì che ci fermiamo, in un luogo che sembra uscito da un tempo lontano. C’è una casa di accoglienza, e stavolta Marta è chiamata a essere più Marta che Maria: meno contemplazione, più secchi e spazzoloni. Con Marco si mette a ripulire ogni stanza, e in fondo… anche questo è pellegrinaggio. Meritano la stellina. Ah, riappare padre Pio, ogni tanto spunta sul nostro cammino.
Qui incontriamo Michele, arrivato da Lucca e  don  Jim dall’India, presenza discreta, recentemente ordinato sacerdote in India e già in Italia. Da notare che su 5 preti incontrati ben 3 sono stranieri… Così vanno le cose.
La serata si chiude con la visita all’antico monastero e alla chiesa, pietre che raccontano storie di altri secoli, ma che oggi parlano ancora a chi sa ascoltare. Qui il tempo sembra essersi fermato, e forse è proprio in questa sospensione che si nascondono i segni più veri della speranza.  Domani si riparte. Sempre più vicini.

Giubicileo 10 – alla ricerca dei segni di speranza: Martedì 5 agosto 2025
Siena, ovvero: forza Pisa! La simpatia dei senesi ci colpisce come il ketchup su una maglietta bianca appena lavata: improvvisa, vistosa e difficile da ignorare. Speravamo in un’accoglienza calorosa da pellegrini, ma qui sembrano aspettarsi solo turisti con il portafoglio pieno. La sudata sotto il sole cocente è nulla in confronto alla delusione che ci pesa sulle spalle. Un locale indigeno sbotta: “Non è che se a Cinisello siete civili, allora qui a Siena potete fare come vi pare”. Bastava dire di scendere dalle bici… Cosa inevitabile, peraltro, viste le salite.
Poi, come un’oasi nel mezzo del brusio indifferente, incontriamo Hermana Aidee, arrivata dalla Sierra del Perù. È lei ad aprirci le porte della chiesa giubilare e a condurci con dolcezza alla camera di Santa Caterina: uno spazio di appena un metro per tre, tutto letto e inginocchiatoio. Ci regala parole della santa che fanno bene: “Non accontentatevi delle piccole cose. Dio le vuole grandi. Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutta Italia.”
Lei sì che ci accoglie davvero. È della Contrada dell’Oca, ma festeggia con chiunque vinca il palio. Dicono che sia strana, perché onora i nemici. Lei risponde serena: “Nemici non ne ho.”
Lasciamo Piazza del Campo, già in fermento per il Palio. Le contrade si muovono nervose, come cavalli alla partenza. Noi non ne capiamo molto, quindi lasciamo con un sorriso e un saluto: tanti saluti a Siena e forza Pisa!
Il cammino continua tra mille ostacoli: strade chiuse, salite sotto il sole, la ghiaia scivolosa, paesi senz’acqua. Mai la parabola del bicchiere d’acqua è sembrata così concreta. Anche il nostro pulmino scricchiola e brontola lungo i sentieri di campagna, tra buche e rumori sinistri.
Entriamo nella Val d’Orcia, terra del Gladiatore — e non a caso. Qui la Via Francigena prende il nome di “Eroica”. E non a caso.
Arriviamo infine a San Quirico d’Orcia, attesa come un’oasi nel deserto. Da qui si vede la piana, e anche il passo da superare domani. Un altro giorno, un altro pezzo di speranza da rincorrere.
Stella del giorno a Marco e Laura, che con pazienza hanno accompagnato quelli che, a turno, restano indietro. Perché anche stare dietro è cammino.

Giubicileo 11 – alla ricerca dei segni di speranza: Mercoledì 6 agosto 2025
Una data che ci ricorda due cose molto diverse ma entrambe importanti: la Festa della Trasfigurazione del Signore e il triste ricordo dello scoppio delle bombe di Hiroshima e Nagasaki. Un giorno che ci invita a riflettere, ma anche ad affrontare le avventure che ci aspettano!
Partiamo da San Quirico, una cittadina così antica e affascinante che sembra uscita da un libro di storia. Purtroppo, l’abbiamo gustata poco, perché il nostro cammino ci chiama subito a una tappa lunga e con salite ripide e le gambe sono ancora un po’ rigide da ieri, quindi la fatica si sente tutta! Ma niente ci ferma, anzi: la salita ci offre le more che spuntano ovunque e un punto storico dove i partigiani furono uccisi dai nazisti in fuga, una vicenda tragica che non lascia indifferenti.
Poi si riparte, con le gambe che pedalano bene e con determinazione. Arriviamo a Bolsena, una cittadina famosa per il suo lago, per il martirio di Santa Cristina e per il miracolo di Bolsena.
Di santa Cristina sappiamo che è una ragazza che ha saputo resistere nella fede cristiana nonostante suo padre fosse contrario, al punto di ucciderla. Del miracolo: un evento avvenuto nel 1263, quando un sacerdote dubbioso durante la messa, vide il pane consacrato sanguinare. Questo miracolo rafforzò la fede e portò alla creazione del Corpus Domini, una festa che celebra l’Eucaristia. È considerato uno dei miracoli più importanti legati alla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia.
Qui incontriamo suor Rita, una donna tanto anziana quanto vivace: una vera forza della natura! E non manca il gruppo di neo catecumenali, a cui Davide cerca di aggiungersi,  di fatto il neo ce l’ha…
Dopo un gelato per ricaricare le energie, ci prepariamo a una notte di riposo… Sempre che i neocatecumenali non si mettano a cantare

Giubicileo 12 – alla ricerca dei segni di speranza: Giovedì 7 agosto 2025
Da Bolsena a Sutri. Potremmo chiamarla le “giornate delle ruote bucate”: non c’è pace per Marco Aggiustatutto, ogni giorno è così, ma stavolta si passa il limite. Sarà anche dovuto alla pista nell’uliveto, piena anche di rami spinosi.
Incontriamo gli amici OMG a Montefiascone. Facciamo amicizie così, in modo facile e diretto. Che dire di Sutri, con la sua patrona Santa Dolcissima? Un altro luogo storico e antico. Per noi conta perché qui nasce l’Orlando furioso… Non il nostro Orlando che resiste alla prima e unica caduta del viaggio con sobria calma.
Siamo ospiti in un oratorio molto diverso dal nostro, piccolo trascurato e senza spazi. Però dei ragazzi ci sono. Buon segno.
Infine, la notte: ci aspettavamo di dormire sul pavimento e invece ci hanno attrezzato i letti! Meno male!
In ogni caso, l’imprevisto è l’invasione delle formiche, sui letti, vestiti e ovunque. sicuramente un’esperienza un po’ fastidiosa, ma anche divertente da raccontare! Questi eventi mostrano come le giornate possano essere piene di sorprese.

Giubicileo 13 – alla ricerca dei segni di speranza: Venerdì 8 agosto 2025
Ci sentiamo ormai arrivati, la partenza è lenta. Salutiamo i due preti che ci hanno accolto con simpatia. Ma è ancora lunga e il caldo africano ci rallenta. Ogni salita ci sgomenta. Ma si va. La maglietta bianca ci accomuna.
Arriviamo a Castel Sant’Angelo, ci raduniamo per l’ultimo tratto. Via della Conciliazione è una passerella breve, ma ce la godiamo come la sintesi dell’intero viaggio. La gente intorno pare distratta, non sa la fatica che abbiamo fatto. In fondo è sempre così, è difficile capire le fatiche che gli altri compiono. Anche questa sarebbe una cosa da imparare.
In piazza San Pietro ci fanno onore, riconoscono il nostro impegno. Riceviamo quindi l’ultimo timbro sulla nostra credenziale e il testimonium: siamo davvero arrivati!
Entriamo nella basilica per compiere l’ultimo atto di fede: la preghiera all’altare dell’apostolo ed il passaggio della porta santa. Non ci aspettavamo di incontrare papa Leone, anche se Davide una letterina gliel’ha scritta. Però siamo circondati di moltissime persone, a Roma per lo stesso motivo: un popolo numeroso in cammino.
Terminiamo la giornata ospiti nella parrocchia di San Leonardo Murialdo, una bella accoglienza nata in un luogo improbabile, il rifugio Omio in val Masino. Ma questa è un’altra storia. Come quelle che sapremo scrivere se avremo un po’ di fede e di coraggio.

Grazie ragazzi, è stato bello! Grazie anche a Marco e Laura per la loro preziosa assistenza!            Don Andrea

 

 

 

 

 

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