Ascolta il mio grido Signore – V domenica di Quaresima

Continua il nostro cammino sulla via crucis del Signore, attraverso letappe del suo dolore, fino all’urlo straziante in croce. Un urlo quasi muto,non un ruggito rabbioso.
Oggi lo associamo al grido piangente delle sorelle di Lazzaro, in lacrime per il fratello defunto. Quando una persona muore, qualcuno grida.
Oggi vogliamo associare questo grido di morte a due quadri simbolici: l’urlo di Gaza e il monumento di Gorla.
L’urlo di Gaza, opera dell’artista tunisino Omar Esstas, ha la voce di un bambino. In una guerra, in ogni guerra, gli adulti si rinfacciano l’odio a suon di missili, prendono posizioni politiche per difendere ora questo ora quello, spendono un sacco di soldi per altre armi. Ma i bambini non li ascolta nessuno dei potenti, sanno solo di essere in pericolo, che non c’è gioco né scuola. È una voce indifesa, a cui non si dà retta: non resta che piangere oppure morire, con gran pena dei genitori che non sanno che fare. Quanti bambini sono morti nelle guerre, antiche e attuali? Piangono, poi silenziosamente se ne vanno. Resta il grido.
Accanto a questo quadro, il monumento di Gorla: rappresenta il grido dolente delle madri e dei padri che tengono in braccio il bambino defunto. L’episodio ricorda appunto i martiri di Gorla, 80 anni fa, quando i bombardieri alleati sganciarono le bombe su Milano, centrando in pieno una scuola. Morirono in 184. Gli aerei tornarono alla base con l’ipocrisia militare della “missione compiuta”. Quel monumento ricorda oggi il grido di madri e padri che assistono alla perdita dei figli per la droga, la malattia, il carcere, nel mare durante la traversata, la guerra.
Un urlo dall’eco infinito.

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