Ascolta il mio grido Signore – IV domenica di Quaresima

Gesù incontra il cieco nato e lo guarisce.
Il racconto finirebbe in una riga, se non fosse per le reazioni inaspettate di chi sta intorno: i discepoli discutono sul “di chi è la colpa?” (perché bisogna sempre trovare un colpevole?); i farisei accusano di imbroglio; i genitori del cieco invece di gioire sfuggono alla responsabilità. Il cieco guarito racconta lo svolgimento dei fatti, ma nessuno gli dà retta, come nessuno gli badava nemmeno prima.
È il grido della fragilità che resta inascoltato.
Vogliamo associare a questo episodio le numerose fragilità attuali, le disabilità che rendono più complicata la vita. Accanto al crocifisso oggi troviamo un’immagine che ricorda l’Annunciata di Antonello da Messina. Il volto però non è quello originale dell’opera, ma di una ragazza disabile: appartiene infatti alla mostra Divine Creature, esposta l’anno scorso al Museo Diocesano di Milano. Una raccolta di quadri famosi dove i protagonisti sono stati reinterpretati da persone con disabilità. Un atto audace, che manifesta il desiderio di essere considerati e riconosciuti come persone, perfino come opere d’arte.   È un grido che chiede di essere ascoltato, rispettato, capito.    Anche perché ci conduce a misurarci con le nostre fragilità, ciascuno con le sue: la delicatezza dell’anzianità, l’inquietudine giovanile, le delusioni amorose, le difficoltà lavorative, le crisi famigliari, la difficoltà nell’accettare le proprie  fragilità…
In un mondo che ammira solo l’apparenza effimera della bellezza, la forza dei muscoli gonfiati, il numero di like ai selfie, l’arroganza di chi si crede superiore, fare i conti con la fragilità apre percorsi non solo inaspettati, ma soprattutto autentici.

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