Ai tuoi piedi l’anima mia riposa, dai tuoi piedi luce al mio cammino

La grazia delle ripartenze

IV domenica: piedi che dove arrivano portano vita

Queste parole ci fanno intendere che la Quaresima non è un tempo per decorazioni carine, per preghiere fatte distrattamente o per qualche piccola rinuncia superficiale, ma è una sfida: ai piedi di Gesù non ci si può fermare a metà strada. I piedi di Gesù non sono un ornamento della storia sacra, bensì strumenti di vita, di luce, di trasformazione.
Pensiamo a Betania, quando Lazzaro era già morto: dove tutti vedevano solo dolore, paura e rassegnazione, Gesù si avvicina, si china, si ferma. Non giudica, non critica, non dà consigli a distanza. Sta lì ai piedi di chi soffre e fa rinascere la vita.
Lazzaro esce dal sepolcro, ma anche Maria e Marta scoprono qualcosa di ancora più grande: il cuore può trovare riposo. Non perché la morte non esiste, ma perché dove Gesù arriva, anche ciò che sembra senza vita può tornare a brillare.
“Ai tuoi piedi l’anima mia riposa”: portiamo ai piedi di Gesù le nostre piccole morti quotidiane, i rancori e le paure. Lì scopriremo che i suoi piedi non sono semplicemente un appoggio: sono luce che penetra, calore che consola, vita che rinasce.
“Dai tuoi piedi luce al mio cammino”. Ce ne accorgiamo specialmente nelle celebrazioni funebri, quando muore una persona cara: pur nella delicatezza del caso, nella fede questo può diventare un momento di luce, di ripresa personale. Infatti ci rendiamo conto della serietà dell’esistenza, del dono grande che ci è stato dato, dell’importanza di farne l’uso migliore.
Ora la quinta domanda.
Nel mondo, oltre i cimiteri, esistono tanti luoghi dove sono successe situazioni drammatiche che hanno causato dolore e morte. Domandiamoci: quali di questi, pur con l’inevitabile dramma, ci hanno insegnato la vita?

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