Ai tuoi piedi l’anima mia riposa, dai tuoi piedi luce al mio cammino

La grazia delle ripartenze

IV domenica: piedi che inciampano nelle fragilità

La Quaresima ci porta là dove la sosta ci chiede di essere sensibili, ovvero nei luoghi della fragilità. Non quella teorica, ma quella reale, fatta di ferite, limiti, cadute, silenzi. È proprio lì che incontriamo Gesù, o meglio, è lì che i suoi piedi si fermano.
Nel Vangelo Gesù cammina verso chi è fragile: il cieco, il lebbroso, la donna curva, la peccatrice, l’uomo ferito lungo la strada. I suoi piedi non accelerano per evitare l’imbarazzo, non cambiano direzione per paura di contaminarsi. Si fermano. E quando Gesù si ferma, qualcosa riposa: non solo il corpo stanco, ma l’anima di chi finalmente si sente visto. Ai piedi di Gesù si siedono persone spezzate, spesso senza parole. Non portano titoli, meriti o risposte giuste, ma solo la loro povertà. Ed è lì che l’anima trova riposo: non perché la fragilità sparisca, ma perché non è più una colpa.
Davanti a Gesù la debolezza diventa spazio di incontro, non motivo di esclusione. Ma quei piedi che si fermano sono anche piedi che rimettono in cammino. Gesù non trattiene nessuno nella propria fragilità come in una prigione. Guarisce, rialza, rimanda alla vita. La luce sul cammino nasceproprio da qui: dalla scoperta che non siamo definiti dalle nostre ferite, ma dalla possibilità di attraversarle con Lui.
La Quaresima ci chiede di fare pace con le nostre fragilità e con quelle degli altri. Di non fuggirle, di non giudicarle, di non nasconderle dietro una fede perfetta solo in apparenza. Restare ai piedi di Gesù significa accettare di essere fragili senza vergogna. Seguire i suoi passi significa imparare a fermarci accanto alle fragilità che incontriamo ogni giorno. Ai suoi piedi l’anima riposa perché non deve più difendersi. Dai suoi piedi riceve luce, perché impara che anche le strade più fragili possono diventare vie di salvezza. Questa è la speranza che la Quaresima ci consegna, passo dopo passo.
Quarta domanda: quali sono quei luoghi sensibili, dove l’incontro con la fragilità umana ha fatto maturare anche la fede?

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