Cinque pani, due pesci

Eccole puntuali ogni anno: le Prime Comunioni.
Con foto ricordo, vestiti stirati, ristoranti prenotati mesi prima. Tutto bello, certo.
Ma se ci fermiamo un attimo, viene una domanda un po’ scomoda: che cosa resta davvero di quel giorno?
La pagina di Vangelo che ci guida è quella dei cinque pani e due pesci: una storia che conosciamo bene. Un ragazzo mette a disposizione quello che ha: tanto per lui, pochissimo per tutti. Gesù non chiede altro. Non un catering, non un buffet stellato, non un menù, non aspetta che arrivi qualcuno più organizzato. Parte da lì, da quel poco condiviso senza calcoli.
Noi spesso facciamo il contrario: aspettiamo di avere “di più” per dare qualcosa, più tempo, più fede, più certezze. Intanto rimandiamo. Oppure riduciamo tutto a un evento ben organizzato, dove l’importante è che fili tutto liscio. Il ragazzo del Vangelo invece spiazza. Dona e si fida, non chiede rendiconto.
Il miracolo dei pani non è solo “moltiplicazione”, ma quando qualcuno inizia a mettere in comune, qualcosa cambia. Non per magia, ma perché si rompe la logica del “non basta mai”.
Poi c’è un dettaglio che spesso passa in secondo piano: alla fine avanzano dodici ceste piene. Dodici. Non qualche briciola, non due sacchetti per non sprecare. Dodici ceste, più di quello che c’era all’inizio. Perché? Se il punto fosse solo “sfamare la folla”, bastava arrivare giusti. Invece no. Il Vangelo insiste su questo surplus quasi esagerato, come a dire che il problema non è più la scarsità, ma la capacità di accorgersi dell’abbondanza, ovvero toglie la paura che non basti mai: tempo, energie, pazienza, perfino la fede. Sempre tutto al limite. E quindi tratteniamo, accumuliamo, controlliamo. Il ragazzo del Vangelo fa l’opposto: molla tutto. E alla fine si ritrovano con più di prima. Le dodici ceste sono un piccolo “colpo di scena” che smonta i nostri calcoli. O forse un piccolo segno per ricordare gli assenti, quelli che non ricevono da tempo questo pane: le ceste piene sono lì come un tabernacolo in attesa.
Questo ci fa capire che le Prime Comunioni non riguardano solo i bambini, ma tutti noi che siamo già passati da quel giorno bellissimo, e dobbiamo chiederci cosa sia rimasto.
Un ringraziamento speciale oggi alle nostre catechiste, per la loro vicinanza affettuosa a questi piccoli, e a tutte le persone coinvolte, che rendono specialiqueste celebrazioni!







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