Sabatour al Castello di Canossa, Rossena e Abbazia di Marola del 7 ottobre 2017

Castello di Canossa e Rossena (1)

Come di consueto, i SABATOUR ci fanno scoprire luoghi e siti pregni di storia a volte a noi poco noti, come questo del 7 Ottobre 2017 che ci ha portato a Canossa.
La Via Matildea si snoda sulle colline reggiane, dove i nostri due pullman a volte sono stati costretti a più manovre per affrontare le curve a gomito. Favoriti da una splendida giornata, fatti diversi chilometri, all’improvviso, è comparsa ai nostri occhi la collina della rocca di Canossa, sovrastante una bellissima parete di calanchi di roccia arenaria. Dalla rocca fortificata e mai espugnata di Canossa si gode uno stupendo colpo d’occhio nel quale spiccano le torri di avvistamento che permettevano con scambi di segnalazioni a mezzo bandiere, fuochi e, in caso di frequenti nebbie, di suoni, l’avvistamento di truppe nemiche.Castello di Canossa e Rossena (5)
Dello storico castello medioevale è rimasto ben poco, essendo esso stesso stato costruito con materiale arenario, consunto dal tempo, dagli eventi e sopratutto da forti movimenti sismici. Ne rimangono solo i resti di una delle cinque torri originarie; quello che resta è comunque testimonianza dello splendore della residenza di una “VICE REGINA d’ ITALIA”, come fu definita Matilde.
L’importanza di Matilde di Canossa non è nota a molti, pur essendo la fautrice dell’incontro tra il Papa Gregorio VII e l’imperatore Enrico IV, infatti il detto “andare a Canossa” nel parlare comune, indica un forte gesto di pentimento. Il suo “REGNO”, andava da oltre la provincia di Verona, alla Toscana, sino ai confini del Papato; nelle rovine della torre restano, infatti, due colonne, una di marmo rosa proveniente da cave veronesi ed una di marmo bianco colore tipico del marmo di Carrara, con le quali Matilde esibiva i confini del suo potentato. Matilde era una donna atipica per l’epoca: bella, alta, rossiccia di capelli, grande viaggiatrice, letterata e parlava quattro lingue. Fervente cattolica fu sempre alleata del Papato contro le Forze Imperiali.
Alla parete di una saletta-museo della rocca, c’è una grande arazzo del diciassettesimo secolo in lana di pecora, da dove troneggia la figura di Enrico IV. L’imperatore, alla porta del Castello di Canossa, vestito con un saio, nella neve, con ai suoi piedi scalzi, il mantello, la spada e la corona, si dice, fosse rimasto per tre giorni, come atto di pentimento e richiesta di perdono per cancellare la scomunica avuta da Gregorio VII; in effetti invece, affatto pentito, attese che il Papa, nel frattempo anch’egli arrivato , lo ricevesse, soggiornando al caldo del vicino Castello di Bianello.    Potere e politica erano anche allora sentimenti contrastanti.
 Castello di Canossa e Rossena (26)Proseguendo il nostro tour, ci siamo spostati nel vicino castello di Rossena, dove abbiamo salito i 108 gradini (che dopo i 136 del castello di Canossa hanno tagliato le gambe a molti di noi non più giovanissimi) per arrivare alla meta e abbiamo pranzato (ottimamente) nelle salette riservate, assistiti e serviti dai Volontari e Guide dello stesso castello. Questa fortificazione è molto ben conservata, non avendo subito danni dai terremoti, in quanto costruito su un promontorio di roccia basaltica di origine vulcanica dall’appennino Ligure. A vista la più importante torre di avvistamento della Rossenella, dimora di una ventina di soldati, su più piani con ingresso a circa 7-8 metri dal suolo per scongiurare il facile accesso al nemico. Il castello fortificato di Rossena fin dai tempi di Matilde aveva resistito a diversi assalti nemici avendo a disposizione rifornimenti ed armi, al punto che quando le truppe napoleoniche lo invasero impiegarono diversi mesi per svuotarlo di tutto il materiale bellico che conteneva.
Nel pomeriggio, nelle colline dipinte dei colori d’inizio autunno, abbiamo continuato per l’Abbazia di MAROLA, la cui Chiesa, in origine, era stata donata da Matilde a Abbazia di Marola (3)Giovanni l’Eremita, in segno di profonda gratitudine, essendo stato l’unico a sostenerla con il Papato, nella guerra poi vinta contro le truppe imperiali del finto pentito Enrico IV. L’eremo, divenuto poi abbazia benedettina, nei secoli ricostruita e ristrutturata più volte, fu fino al 1973 sede di Seminario per la formazione di Sacerdoti, ma con la carenza attuale di vocazioni è stata trasformata in un centro diocesano di Studi Storici e Culturali.
Il rientro a casa , passando sotto i ponti di Calatrava a Reggio Emilia, è stato salutato in autostrada da un esplosione rosso fuoco di un tramonto spettacolare a chiusura di una ottima giornata.

                                                          Maria Piera e Bruno

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