VENERDI 22 aprile 2011

 

SANTO

 

                                    (ritorno)

 

Vi presento quest’anno una pala dell’altare realizzata da Sandro Botticelli per la chiesa di Santa Maria Maggiore a Firenze verso la fine del 1400 e attualmente al museo Poldi Pezzoli di Milano; è di poco successiva a un’altra “Pietà” databile 1495 e ora a Monaco di Baviera.

Il Vasari parla del Botticelli come di un fervente seguace del frate domenicano Gerolamo Savonarola – erano detti piagnoni tali seguaci – e per questo la sua pittura è caratterizzata da una drammatica e sofferta religiosità, in sintonia appunto con le idee e lo spirito savonariano.

 

Ciò lo si può notare:

-       Nei colori dai toni spenti;

-       Profonda oscurità del sepolcro;

-       Sofferta concentrazione dei gesti e nei volti;

-       Severa inquadratura dei blocchi di pietra nuda.

La struttura è a piramide; tutte le figure sono chiuse da uno sfondo incombente: il che allude al clima di penitenza e preghiera diffuso dalla predicazione del Savonarola, morto nel 1498.

Qualche critico ritiene che l’opera sia stata realizzata poco dopo la morte del frate domenicano.

            Osserviamo ora i personaggi a partire dall’alto: Nicodemo – colui che andò da Gesù di notte, non solo per evitare di farsi vedere, ma il vangelo allude in tal senso anche al suo tormento interiore, al buio pesto che dominava la sua vita; viene alla mente “ho l’inferno nel cuore” dell’Innominato dei “Promessi Sposi” – alza gli occhi al cielo e solleva nelle mani i chiodi e la corona di spine: proprio grazie a quei chiodi il Cristo ha rivelato la sua regalità, la sua magnanimità, la sua superiorità sia nei confronti del vile Pilato che degli invidiosi e ottusi sommi sacerdoti e capi del popolo. Chiodi e corona rappresentavano per Nicodemo ciò che per noi è la croce.

A volte torna la richiesta polemica di togliere il crocefisso dai luoghi pubblici; già anni fa una scrittrice giornalista italiana aveva scritto: “Il crocefisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana che ha sparso per il mondo l’idea  dell’uguaglianza fra tutti gli uomini fino ad allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Il crocefisso è il segno del dolore umano. Il crocefisso fa parte della storia del mondo”.

            A chi comprende solo la logica del vincente, del successo, dell’essere servito e riverito, il crocefisso non solo è del tutto estraneo, ma dà pure fastidio e dunque va eliminato.

            Vi sono poi tre figure femminili, due delle quali esprimono il loro dolore accarezzando i piedi l’una e la testa l’altra di Gesù; la terza invece si nasconde, coprendosi il volto: orrore o insensibilità, paura del sangue o indifferenza e menefreghismo, paura di impegnarsi? Gli altri personaggi vestono di rosso, solo lei di un altro colore.

            Facciamo ora chiarezza nel rispetto della verità.

Quando al termine del Purgatorio Beatrice appare Dante scrive così: “Sovra candido vel cinta d’uliva donna m’appare, sotto verde manto vestita di color di fiamma viva”. Un’immagine suggestiva: i colori bianco, verde e rosso rappresentano le tre virtù teologali e con la nostra bandiera non c’entrano un bel niente. Bianco per la fede, verde la speranza, rosso la carità.

            Osserviamo ora la Madonna:

-       Regge Cristo sulle ginocchia come faceva quando lui era un bambino, ma sconvolta dal dolore sviene, sorretta dal discepolo più piccolo e coccolato, Giovanni;

-       La maschera inespressiva del suo volto è il centro della scena.

Il suo volto pietrificato e il sepolcro che come un’oscura spelonca racchiude la scena sono il segno evidente della morte di Gesù: lei che aveva prestato tutte le sue attenzioni a Gesù ora non può fare altro che accoglierlo sulle ginocchia in attesa di adagiarlo in quel sepolcro buio. In quel momento, paradossalmente, Maria avverte che la fede implica anche l’esperienza di perderla, la possibilità di smarrirla perche il credere cristiano è difficile e a volte lacerante. Il contrario è molto più facile e spontaneo, pure più comodo.

            Da ultimo Gesù:

-       Il corpo è stato lavato, le ferite si vedono appena;

-       Un corpo atletico, nel pieno del suo sviluppo fisico, contrasta con l’abbandono della morte.

Osservandolo e pensando alla sua passione mi son venuti in mente due pensieri:

1.      Il pastore protestante tedesco Bonhoeffer scrive: “Gesù ci salva non in virtù della sua onnipotenza ma in forza della sua sofferenza” ossia facendosi fragile e impotente come noi.

2.      Lo scrittore francese Bernanos: “Cristo ha avuto paura della morte…perché non aveva l’aiuto di nessuno dal momento che ogni forma di soccorso e di misericordia viene da lui”.

Dunque non mi devo vergognare di avere paura della morte ma chiedere a Lui il coraggio di superarla.

 

(ritorno)                                                               (don Danilo)