|
EPIFANIA 2011
(Is 60,1-6; Sal 72; Tt 2,11-3,2; Mt 2,1-12)
|
1 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2 «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». 3 All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele».
7 Allora
Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro
il tempo in cui era apparsa la stella 8 e
li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del
bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io
venga ad adorarlo». |
|
|
Ci sono tanti motivi per cui lasciare la propria terra, la famiglia, gli amici e mettersi in viaggio per un paese lontano. Come pure è necessario distinguere tra fuga e partenza: lo schiavo-prigioniero fugge, la persona libera parte. Al primo sta bene qualsiasi direzione, il secondo segue una meta prefissata. Sposarsi per uscire di casa ha più il sapore di una fuga che di un inizio di un capitolo nuovo della propria vita. Dei magi il vangelo dice che “vennero da Oriente” con una domanda, un desiderio ben preciso: “Siamo venuti per adorarlo” e, più avanti, si afferma che l’incontro con Erode è stato solo una tappa perché essi ancora “partirono”. Dunque non sono dei fuggiaschi, dei profughi e nemmeno dei vagabondi nella vita: persone intelligenti, sapienti, col gusto della vita ma ancora insoddisfatti, perché consapevoli dell’esistenza e della necessità di un di più. Non escludevano l’esistenza di Dio ma la consideravano come qualcosa di incerto, di non essenziale per la propria vita; per loro era reale soltanto ciò che era materialmente tangibile, toccabile, visibile. Tutto il resto, Dio, l’anima, l’al di là… era estraneo alla categoria del reale e dunque appartenenti al livello di ipotesi. La vita, quella reale, è fatta di bisogni concreti da soddisfare, e poi ci sono i desideri trasformati in diritti e che spesso vengono soddisfatti ancor prima dei bisogni: persino il sapere intellettuale spesso viene sottoposto al criterio dell’utilità e della rendita: cosa ti serve la cultura, guarda come si fanno i soldi in fretta, tanto ti pagano bene lascia perdere gli studi… Certo, occorre fare i conti con la realtà perché bisogna pur arrivare alla fine del mese, perché non c’è più la certezza del posto fisso ma si va avanti per contratti a progetto, perché viviamo nella provvisorietà…tutto vero…ma la resa, il reddito non può essere l’unico criterio e, a volte, nemmeno il primo, perché in tal modo si chiama professione ciò che è semplicemente sfruttamento della persona e vendita della propria dignità umana. Questo modo di intendere la vita e le cose, il nulla spacciato con bonarietà come cultura, ai tre magi non bastava più; non sapevano cosa farsene della superstizione dominante subentrata alla caduta della pietas romana; intuivano nel proprio intimo che vi sono realtà concrete seppur non visibili; che alla domanda “perché mi ami?” non si può rispondere semplicemente “perché ora mi piaci”: non esiste altra risposta che “perché ti amo”; capivano che la gratuità, l’invisibile, sostiene comportamenti concreti ben più del concreto guadagno. Son venuti a Betlemme per cercare una conferma alle loro intuizioni. Alla domanda “perché Dio si è fatto uomo?” Agostino risponde: “C’era possibile vedere la carne ma non c’era possibile vedere il Verbo, per questo il Verbo si è fatto carne”. I magi a Betlemme si sono accorti che l’esperienza religiosa non comporta la rinuncia alla propria sensibilità, che l’incontro col Dio cristiano non avviene col suo raggiungimento da parte nostra ma consiste nel lasciar spazio a Lui in noi e attorno a noi. Alla domanda “perché lo fai quando…? Perché mi stai vicino anche se…?” la risposta vera è: “Perché tu sei figlio di Dio, perché tu sei un altro Cristo” e alla domanda “perché mi ami, perché proprio me?” si risponde: “perché in quanto persona imperfetta solo con te voglio raggiungere la mia maturità umana, secondo il progetto di Dio su di me”. “Si prostrarono e lo adorarono”: davanti a una persona che fa sue queste risposte c’è da stupirsi positivamente e riconoscerne la grandezza umana. A maggior ragione se questa persona è Gesù stesso. È l’esperienza fatta recentemente dallo storico francese ottantenne, ex ministro, non credente, intellettuale, il quale in una biografia dedicata alla figura di Gesù scrive di inchinarsi davanti a Lui. Concludo con un augurio e uno spunto per ulteriore riflessione. L’augurio è tratto da un autore spirituale, santa Teresa d’Avila:
“Che il vostro desiderio sia di vedere Dio la vostra paura perderlo, il vostro dolore non possederlo, la vostra gioia ciò che può innalzarsi verso di Lui”.
In tempi di disorientamento e di crisi come i nostri, i tre magi ci insegnano a evitare il facile rischio di accontentarsi della comodità del vagone in cui siamo seduti senza badare né alla direzione né a chi è il macchinista. Un rischio generale ma soprattutto per i ventenni, trentenni. Ne parleremo.
(ritorno) (don Danilo)
|
||