|
DOMENICA
29 MAGGIO 2011
(At 4,8-14; Sal 117; 1Cor 2,12-16; Gv 14,25-29)
|
25 Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi. 26 Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 27 Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 28 Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me. 29 Ve l'ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate. |
|
|
Permettetemi solo alcuni spunti veloci: a partire dalla frase del vangelo “Vi lascio la pace, vi do la mia pace…non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore..”. Qui Gesù si riferisce alla pace interiore, con se stessi e con Dio, senza la quale non esiste nessun’altra pace. Pace interiore significa serenità, accettazione di se stessi e conoscenza di sé, coi pregi e limiti; pace interiore è di chi non concepisce gli altri come nemici da sconfiggere o avversari da eliminare bensì innanzitutto come persone la cui dignità è pari alla propria, con cui dialogare e confrontarsi, ben conscio che non tutti si può – e si deve – andare d’accordo e che “nel piatto di tutti non si può stare”. Pace interiore è di chi ha uno sguardo positivo e realistico sulla realtà tutta, valorizza ciò che vi è di buono, demitizza e affronta i problemi, guarda con occhio compassionevole alla miseria umana. Alla pace interiore si oppongono l’ansia, la paura, la frenesia e il timore di non farcela come pure – al contrario – l’apatia e l’indifferenza. Certo non è facile la pace interiore, la serenità d’animo: per qualcuno è più difficile ancora perché per temperamento è maggiormente esposto a tali ostacoli: se c’è un pericolo lo ingigantisce, una difficoltà la moltiplica all’infinito, sempre pessimista sugli esiti e immancabilmente propensi alla sfiducia. Gesù non promette un toccasana; in certa misura fanno parte della nostra condizione umana, tant’è che vi sono anche credenti tra i soggetti indicati poc’anzi. In vangelo indica un rimedio; proprio all’inizio del capitolo 14 di Giovanni da cui è tratto il brano di oggi si leggono queste parole di Gesù: “Non sia turbato il vostro cuore: abbiate fede in Dio e abbiate fede in me”. Il rimedio è la fiducia in Dio o meglio la certezza della fiducia di Dio in noi, del suo eterno amore: essere oggetto di attenzione premurosa e affettuosa di Dio, questo è motivo di serenità, nonostante tutto, e fonte di speranza. Ciechi di fronte alle difficoltà no, ma nemmeno pessimisti a ogni piè sospinto: chiediamo a Dio la grazia di essere realisticamente sereni e fiduciosi, pieni di speranza per il futuro e di energie nel presente. Per un mondo disorientato che oscilla tra l’indifferenza e la disperazione questa testimonianza è una buona iniezione di energia e di fiducia. Sovviene la testimonianza semplice ma efficace di Lucia davanti a un apparentemente solido e fermo nelle proprie scelte Innominato, ma in realtà insicuro di sé e incerto sul da farsi: ve ne leggo un breve passo. È Lucia che parla: “…m’hanno presa a tradimento, per forza! Perché?…perché son qui?…sono una povera creatura: cosa le ho fatto? in nome di Dio” “Dio, Dio” interruppe l’Innominato “sempre Dio: coloro che non possono difendersi da sé, che non hanno la forza, sempre han questo Dio da mettere in campo come se gli avessero parlato. Cosa pretendete con codesta vostra parola? Di farmi…?” e lasciò la frase a mezzo. Questo la sera, l’indomani mattina avrebbe deciso di rimandare Lucia a casa propria: quella notte, direbbe Clive Lewis, l’autore delle “Cronache di Narnia”, “Dio aveva riempito la sua anima”.
(don Danilo)
|
||