DOMENICA

28 AGOSTO 2011

 

Prima del Martirio del Battista

 

(1Mac1,10.41-42; 2,29-38; Sal 118;

Ef 6,10-18; Mc 12,13-17)

(ritorno)

13 Gli mandarono però alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel discorso. 14 E venuti, quelli gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno; infatti non guardi in faccia agli uomini, ma secondo verità insegni la via di Dio. È lecito o no dare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare o no?». 15 Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse: «Perché mi tentate? Portatemi un denaro perché io lo veda». 16 Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Di chi è questa immagine e l'iscrizione?». Gli risposero: «Di Cesare». 17 Gesù disse loro: «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». E rimasero ammirati di lui.

 

Due suggerimenti per la nostra riflessione sulle letture della liturgia di oggi.

  1. Dalla prima e seconda lettura evinciamo il concetto di martirio come forma radicale della testimonianza cristiana. Per pura coincidenza i due santi ricordati nella liturgia di venerdì e di ieri ci aiutano a cogliere gli aspetti in cui si esprime il martirio secondo la fede cristiana. Mi riferisco a Sant’Alessandro, un soldato della legione Tebea stanziata presso il lago di Ginevra alla fine del III secolo d.C. sotto il comando di colui che sarebbe diventato San Maurizio. Si rifiutò di offrire agli dei un sacrificio propiziatorio e di denunciare i cristiani e per questo venne decapitato insieme ai suoi compagni, dopo aver tentato la fuga ed essere stato ripreso. Dunque il martire cristiano:

q       Ci tiene alla pelle perché consapevole del valore della vita;

q       Ma pone la propria fede in Dio al di sopra della vita: vi rinuncia solo per non venire meno alla scelta di fede;

q       In questo suo gesto non coinvolge nessun’altra persona, anzi…

Il martire cristiano è persona ben diversa dal Kamikaze giapponese o dai cosiddetti martiri di Allah.

Ieri si festeggiava Santa Monica, la madre di Sant’Agostino, il quale le ha procurato un sacco di grattacapi, delusioni e amarezze…fino al giorno della sua conversione per la quale lei aveva incessantemente versato lacrime e pregato.

C’è un martirio non violento, incruento: “È la testimonianza silenziosa ed eroica di tanti cristiani che vivono il vangelo senza compromessi, compiendo il loro dovere e dedicandosi generosamente al servizio dei poveri” (Benedetto XVI) e disposti a rinunciare alla carriera e a cariche pubbliche come accaduto in queste settimane in Emilia. Questo martirio della vita ordinaria il papa lo chiama “pacifica battaglia dell’amore” che niente può spegnere come quello di una madre – Monica – per suo figlio.

  1. Veniamo ora alla frase di Gesù: “Date a Cesare.. e a Dio..” E’ da questa frase che ha origine de desacralizzazione del potere politico: da questo momento nessun sovrano verrà adorato come facevano i popoli antichi con i re e gli imperatori e come faranno fino al Novecento l’impero cinese e giapponese. Storicamente parlando, è proprio il cristianesimo a dar origine alla divisione tra potere politico e potere religioso: fin dall’inizio i cristiani per un verso affermano obbedienza e rispetto del potere politico e, per un altro, si rifiutano di venerare l’imperatore come una divinità e quindi di sacrificare davanti alla sua immagine. Distinzione non significa né contrasto né separazione ma semplice divisione: una cosa è sostenere l’autonomia del potere politico dal potere religioso, un’altra è affermare l’autonomia del potere politico dalla legge morale per cui solo la logica della maggioranza è valida. Si ha ingerenza da parte della Chiesa quando l’intervento riguarda tematiche specifiche e scelte concrete della vita civile – tipo l’abolizione o meno delle provincie; viceversa quando l’intervento riguarda temi etici – come il termine della vita – allora la Chiesa espone ciò che ritiene valido non solo per i credenti ma per tutti perché riguardano la persona in quanto tale. Vi cito il papa da un discorso in Gran Bretagna del settembre 2010: “Vi sono alcuni che sostengono che la voce della religione andrebbe messa a tacere o tutt’al più relegata alla sfera privata.  Altri sostengono che le celebrazioni pubbliche delle festività…andrebbero scoraggiate perché potrebbero offendere coloro che appartengono ad altre religioni. E vi sono altri ancora che ritengono…che i cristiani che rivestono cariche pubbliche dovrebbero in determinati casi agire contro la propria coscienza”. La propria coscienza: per i cristiani essa è al primo posto perché “bisogna obbedire a Dio prima che agli uomini”. Non per nulla il papa Giovanni Paolo II ha proclamato patrono dei politici San Tommaso Moro, additandolo come esempio di vita di uomo, avvocato, politico, umanista e cancelliere ossia primo ministro del re Enrico VIII. Quando il re proclamò l’atto di supremazia dichiarandosi capo della Chiesa in Inghilterra, Tommaso Moro si rifiutò di sottoscriverlo perché – disse: “L’uomo è la sua coscienza e non altro”. Condannato a morte, venne giustiziato nel 1535 e la sua testa rimase per giorni appesa alla torre di Londra come monito e in segno di disprezzo. Non fu l’unico a subire la morte, fatto di cui ancora oggi nessuno ha chiesto perdono. Vi cito ancora il papa: “Nella nostra epoca il prezzo da pagare per la fedeltà al vangelo non è tanto quello di essere impiccati, affogati o squartati, ma spesso implica l’essere additati come irrilevanti, ridicolizzati o fatti segno di parodia”. Nonostante ciò in quanto credenti abbiamo l’arduo compito di testimoniare come la fede nel Cristo risorto renda vitale ogni ambito dell’esistenza e vivibile per tutti ogni angolo della terra. Ci sostenga in questo l’esempio di tante persone credenti che ci hanno preceduto lasciandoci un patrimonio inestimabile e la testimonianza di protagonisti nella storia del proprio paese.

 (ritorno)                                                                                  (don Danilo)