Domenica

25 dicembre 2011

 

SANTO NATALE

 

 

(Is 2,1-5; Sal 2; Gal 4,4-6; Gv 1,9-14)

          (ritorno)

 

9 Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. 10 Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe. 11 Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto. 12 A quanti però l'hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13 i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. 14 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.

 

Innanzitutto, un pensiero suggerito dal presepio allestito quest’anno: la nascita di Gesù in un mondo pagano decaduto, tra le rovina di alcuni templi.

 

 

Quando venne la pienezza del tempo” dice l’apostolo Paolo. Gesù nasce quando l’impero romano è ormai consolidato, raggiungerà la sua massima espansione 100 anni dopo con Adriano...e poi un lento e inesorabile declino fino alla sua caduta nel 476, mentre i cosiddetti barbari se ne impadronirono distruggendo e saccheggiando quanto possono.

Anno 480 nasce San Benedetto, il quale, dopo una lunga ricerca personale, comprende come in guazzabuglio di persone, lingue, costumi e abitudini diverse, senza alcun riferimento certo e autorevole, è necessario ricostruire a partire da alcune certezze perché senza fondamenta non sta in piedi niente e nessuno. Se si entra in qualche chiesa antica – ad esempio a San Lorenzo alle colonne di Milano – ci si rende conto di un rovesciamento voluto e significativo: alcune colonne con base e capitello sono rovesciate ossia la base sta sopra a reggere l’arco mentre il capitello è sotto, al livello del pavimento. La fede cristiana ha capovolto i contenuti del paganesimo: ciò che il paganesimo riteneva essere il vertice dell’esperienza religiosa per la fede cristiana non è altro che un punto di partenza.

Natale: il Dio con noi e come uno di noi, questo è il punto di partenza, la seconda certezza è che Dio ha cercato l’uomo e non il contrario: la nostra è solo la risposta. Ha detto il papa nell’incontro con i membri della curia romana: “Abbiamo bisogno di un’accoglienza incondizionata perché quella umana è fragile. Solo se Dio mi accoglie ed io ne divento sicuro so definitivamente che è un bene che io ci sia”.

Natale: l’uomo non è solo perché per Dio è un bene che ciascuno di noi ci sia. Il concetto di persona, prima del cristianesimo era sconosciuto: esso è nato nel contesto della discussione circa il mistero della Trinità, nei primi quattro secoli della nostra storia. Mentre nel teatro greco indicava la maschera che gli attori mettevano per nascondere il volto, grazie alla fede cristiana passo a esprimere l’individuo nella sua unicità e valore assoluto, al di là della condizione di razza, età e cultura. Così si scardinò quella che si riteneva una distinzione naturale tra uomini veri e gli “strumenti parlanti” ossia gli schiavi. Sempre il papa: “Alla fine dell’anno, l’Europa si trova in una crisi economica e finanziaria che in ultima analisi si fonda sulla crisi etica”. Dopo aver per anni e decenni sostenuto il principio dell’apparire e dell’esibizionismo, aver puntato su personaggi es esserci accontentati se non giustificato molto in nome del personaggio, ora caduta la maschera, ci rendiamo conto che mancano persone, punti di riferimento autorevoli e credibili, in tutti i campi.

 

San Benedetto chiese ai suoi monaci di diventare punti di riferimento in tre modi:

1.    La preghiera ossia la ricerca della volontà e di piacere a Dio e non agli altri: il populismo e la ricerca del consenso sono tipici del personaggio, non di chi vuol essere persona. Cosa fa la differenza tra personaggio e persona?  Osservate l’altare. Gesù è stato posto su un nuovo evangeliario, ossia il libro che riporta i brani del vangelo delle messe festive di tutto l’anno. Vi ricordate l’inizio del vangelo di Giovanni: “In principio era la Parola ....e la Parola si è fatta carne”. Gesù è la Parola incarnata, tra la sua persona e la sua parola non v’è distinzione, anzi sono un tutt’uno. Chi è la persona? È l’uomo di parola, dalla parola unica, per la quale la parola conta non di meno dello scritto, a cui basta la parola; il cui agire si attiene alla parola pensata e detta  ed è capace di riconoscere le dissonanze. Con le persone s’instaurano delle relazioni, con il personaggio si fan solo delle chiacchiere. Il personaggio pensa di valere a partire dal numero di parole proferite e a lui interessa avete l’ultima parola, non la ragione.

2.    Stabilità: il monaco nel monastero scelto all’inizio della vita religiosa vi rimaneva fino alla fine perché lì doveva, dando il meglio di se stesso, diventare un modello per gli altri, un esempio e un termine di confronto. “Stabilitas loci” ossia presenza costante e certa per gli altri, pur con i propri limiti. È la stabilità che fa la storia, i popoli nomadi non hanno storia per definizione. “Tua madre avrà mille difetti ma è sempre rimasta solo per voi, l’aver rinunciato a rifarsi una vita per voi, già solo questo la riscatta dai suoi mille errori educativi”. Anche di recente mi è capitato di ricordarlo a una giovane. Vedete nel presepio di quest’anno come sono vestiti Maria e Giuseppe: indossano abiti lussuosi che mal si addicono alla loro condizione reale. Quegli abiti esprimono proprio questo concetto: hanno dato il meglio di sé, si sono realizzati facendo da madre e da padre a Gesù; la fede in Dio ha permesso loro di esprimere umanamente in pieno. In una parola, il loro essere persona coincide con l’essere cristiani. Questa è una testimonianza formidabile: il nostro modo di essere uomini e donne consiste nell’essere cristiani, niente di più e niente di meno.

3.    Il lavoro. Mentre nel mondo greco-romano pagano era disprezzato e dunque riservato agli schiavi, per il cristianesimo non è solo partecipazione all’opera creatrice di Dio. San Benedetto lo ritiene e lo vive come occasione di conversione e maturazione personale. I monaci per costruire il proprio monastero scelgono generalmente luoghi in mezzo alle foreste o boschi, insalubri, in cima a colli o su pendii rocciosi, perché mentre il monaco bonifica e rende fertile il terreno così lavora sui se stesso, si purifica, toglie i propri difetti e dà il meglio di sé. E così è nata l’Europa Occidentale. Ben diversamente le cose sono andate in tutto l’est europeo. Maria e Giuseppe hanno dato il meglio di sé in quanto genitori di Gesù: se io il meglio di me lo do fuori casa e non in famiglia c’è qualcosa che non va anche e innanzitutto in me. Cosa facevano Maria e Giuseppe? Lei la domestica e lui il carpentiere. A che pro? Per essere autonomi e prepararsi al futuro. Questa concezione del lavoro oggi non è più di moda. Nei nostri giovani prevale il divertimento come fine del lavoro. Per non dire di altri giovani, i quali come stile di vita hanno preso alla lettera l’otium latino. Da ultimo, nel presepe noi vediamo quest’anno solo i magi ma sappiamo della presenza pure dei pastori: entrambi ci dicono della partecipazione di Maria e Giuseppe alla vita della loro comunità. Parlando con le persone, leggendo o ascoltando il telegiornale alla televisione v’è uno spirito dominante forse legittimo ma che inquieta: la sensazione che si sia tutti contro tutti anziché insieme; l’additare ogni giorno sempre nuovi avversari a cui far pagare la crisi, impressione non di un paese in lotta contro la crisi economica ma con se stesso. Per cui vale la pena chiedersi: ma siamo un popolo o solo un insieme di milioni di persone che vivono nello stesso territorio? È una cosa diversa, come in una casa è diverso essere in famiglia o quattro persone che si vedono di tanto in tanto durante la giornata.

 

Chiudo. Sento dire: io fatico a festeggiare il Natale, per me è un giorno più triste di altri.

Io invece sono contento che ogni anno torni il Natale perché, mi ricorda la grazia della nascita di Gesù, quale sia stata la fortuna dell’avvento del cristianesimo e mi addita quanto mi manchi ancora per essere una persona pienamente compiuta grazie alla fede in Gesù.

 

(ritorno)                                                                                  (don Danilo)