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DOMENICA 24 LUGLIO 2011
(Es 33,18-34,10; Sal 76; 1Cor 3,5-11; Lc 6,20-31)
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20 Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. 21 Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete. 22 Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v'insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell'uomo. 23 Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti. 24 Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. 25 Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. 26 Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.27 Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, 28 benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. 29 A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l'altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. 30 Da' a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. 31 Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro». |
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Alcune semplici considerazioni a partire dal brano del vangelo che la liturgia ci propone per questa domenica.
I dati ufficiali dell’Istat dicono che i poveri in Italia sono in aumento; sempre più sono le famiglie che faticano a tirare la fine del mese e soltanto poche meno del 30% riescono a risparmiare qualcosa. La povertà economica non coincide di per sé con quella evangelica, di cui parla Gesù. Tre considerazioni a questo proposito: q Non basta non avere soldi per essere poveri secondo il vangelo. Generalmente chi vive in povertà economica pensa sempre al denaro; q chi è povero veramente cerca di non darlo a vedere per rispetto della propria dignità. Soltanto i ricchi ci trovano gusto a vestirsi da straccioni, coi jeans stracciati culle cosce; q infine, chi vive in povertà non ha nessuna voglia di rimanere tale solo che una volta riscattatosi si dimentica troppo in fretta della sua ex-condizione. La mistica della solidarietà tra poveri e della povertà come ideale di vita è un’idea che può venire in mente solo ai ricchi. Il vero povero ha un solo desiderio, quello di non esserlo più. Povertà evangelica consiste per un verso nel distacco – e non nella privazione – dalle cose e dalle persone e per un altro una coscienza di essere giudicato e salvato solo da Dio, dalla sua misericordia e non grazie ai nostri soldi, successo, notorietà, abbondanza di beni o ilarità. Chi si concede tutto quanto gli è possibile diventa così corposo che nemmeno l’onnipotenza divina riesce a portarlo in paradiso facendolo passare per la cruna di un ago.
Concludo con una constatazione. Sono in aumento le persone che dicono di “vivere bene anche senza Dio”: personalmente non li invidio, spero solo per loro che lo possano fare anche nei momenti di difficoltà economica, di insuccesso, di dolore, di solitudine… Non ne ho ancora trovato uno: ma forse è per la mia incapacità.
(ritorno) (don Danilo) |
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