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DOMENICA 18 SETTEMBRE 2011
(Is 11,10-16; Sal 131; 1Tm 1,12-17; Lc 9,18-22) |
18 Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono io secondo la gente?». 19 Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto». 20 Allora domandò: «Ma voi chi dite che io sia?». Pietro, prendendo la parola, rispose: «Il Cristo di Dio». 21 Egli allora ordinò loro severamente di non riferirlo a nessuno. 22 «Il Figlio dell'uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno». |
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Mentre le risposte della gente esprimono una pluralità di opinioni, quella di Pietro rappresenta un salto di qualità perché afferma l’unicità assoluta di Gesù, di cui abbiamo trattato settimana scorsa. I contenuti di questa sua unicità sono tre: la messianicità, la risurrezione dalla morte e la divinità. Dunque in parole semplici Gesù è unico perché è il Messia, Figlio di Dio e, caso unico nella storia umana, è risorto, cosa ben diversa dal tornare in vita. Accenniamo brevemente a questi tre contenuti:
Al tempo di Gesù Israele attendeva il Messia inteso come liberatore dal dominio romano e restauratore del vero culto di Dio; in lui si concentravano tutte le speranze del popolo ebraico. Gesù accetta con qualche riserva questo titolo e lo corregge profondamente legandolo alla figura del servo sofferente di cui aveva scritto il profeta Isaia: il Messia per Gesù è colui che da la vita in riscatto per gli altri e non ha alcuna connotazione di tipo politico. Messia in aramaico, Cristo nella lingua greca e significa unto, consacrato. Dire che Gesù è il Cristo significa afferrare che lui è la risposta a tutte le attese più profonde degli uomini. Negli ultimi due secoli la storia umana ha conosciuto vari messianismi intesi come movimenti dominati dalla credenza in un momento risolutivo dell’avvenire, quali il comunismo e il nazionalsocialismo hitleriano. L’affermazione e la fede in Gesù, il Cristo, ci libera da ogni culto della personalità e da ogni abbaglio: i cristiani non attendono nessun altro uomo-messia risolutore della storia umana; anzi a ogni presunto “messia” occorre rispondere con le parole di Sant’Agostino: “La Chiesa ha già il suo incantatore”; il che ci permette di relativizzare ogni personaggio storico e dottrina. 2. La risurrezione è il secondo contenuto dell’unicità di Gesù: vi accenna lui stesso nella risposta ai discepoli. L’annuncio pasquale è chiaro: Gesù è risorto ed è realmente vivo; non tanto nel suo insegnamento, nel suo essere, nell’influsso da lui esercitato sui discepoli quanto nell’impronta da lui lasciata nella storia, nei poveri, nella comunità dei credenti in lui…tutte cose vere direi secondarie rispetto al fatto che lui sia vivo. Questo fatto fa di Gesù un caso unico, lo rende una persona imparagonabile ad un’altra. Per la nostra coerenza di fede è importante sapere che: q Qui sta la ragione del nostro essere credenti e la diversità dagli altri credenti e non credenti; q Che non esiste posizione intermedia tra il credere in Gesù risorto e il negarlo; q Che siamo testimoni di risurrezione ossia della vittoria della vita sulla morte e di una speranza incrollabile; q Che il nostro sguardo è inguaribilmente rivolto verso il futuro che sta davanti a noi; al contrario, che non ci è permesso rimpiangere il passato.
Questo è l’elemento più sconcertante della sua unicità. Luca non lo riporta, Matteo invece nel racconto di questo episodio è più esplicito; difatti fa dire a Pietro queste parole “Tu sei il Figlio di Dio”. I primi cristiani alla luce della Pasqua sono giunti a questa convinzione: Gesù stesso è Dio: davanti a Lui o lo si rifiuta o ci si inginocchia.
Concludo. Il nocciolo della questione sulla nostra fede in Gesù sta qui: decidere se Lui per noi è uno dei tanti o è il Cristo unico. Se ci fate caso è la stessa domanda che ci siamo posti quando abbiamo scelto con chi avremmo condiviso la nostra vita. Sabato sera di fine luglio, terminata la messa vespertina, so che i suoi sono in vacanza, lo invito a fare un giro. Andiamo sulla bergamasca, capitiamo ad una notte bianca che si teneva in un centro commerciale. Un po’ scettici ci addentriamo. Trovo un banchetto gestito da aderenti a Scientology, coi libri di R. Hubbard, il fondatore. Mi avvicino incuriosito. Un signore della mia età, un organizzatore, mi chiede: “Lo conosce?” – riferendosi a Hubbard. “Certo – rispondo – ed è proprio per questo che me ne sto lontano. Chieda al signor Gardini quanti miliardi di lire ha speso anni fa per tirar fuori dalla vostra setta la propria figlia e poi capirà perché me ne sto lontano”. E mi allontano.
E invece, quando penso a Gesù, non so come faccia a starmi ancora accanto nonostante tutti i miei voltafaccia e tradimenti. E non lo pago.
(ritorno) Don Danilo |
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