DOMENICA 17 Aprile 2011

 

delle PALME

 

(Is 52,13-53,12; Sal 87; Eb 12,1b-3;

Gv 11,55-12,11)

 

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Per ragazzi

55 Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione andarono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. 56 Essi cercavano Gesù e stando nel tempio dicevano tra di loro: «Che ve ne pare? Non verrà egli alla festa?». 57 Intanto i sommi sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunziasse, perché essi potessero prenderlo. 1 Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2 E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 3 Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell'unguento. 4 Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: 5 «Perché quest'olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». 6 Questo egli disse non perché gl'importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. 7 Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. 8 I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». 9 Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. 10 I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, 11 perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

 

Domenica scorsa abbiamo trattato il tema della morte, oggi consideriamo la sofferenza a partire da un quadro del Botticelli, un pittore fiorentino del 1400, intitolato “Cristo dolente in atto di benedire”, attualmente presente a Bergamo all’Accademia Carrara.

 

 

Breve descrizione:

-       Cristo mostra le piaghe delle mani e del costato aperto;

-       Gocce di sangue rigano la sua fronte trafitta dalla corona di spine;

-       La bocca è contratta dal dolore mentre gli occhi sono inumiditi da alcune lacrime;

-       L’abbigliamento è nobile: tunica rossa per indicare la divinità, manto blu per l’umanità; entrambi finemente bordati;

-       Capelli lunghi sciolti circondati dai raggi dell’aureola.

 

A metà del secolo XV si diffuse l’immagine devozionale del Cristo a mezzo busto di ispirazione fiamminga. Il tema era ben intonato al fervore religioso e penitenziale suscitato a Firenze in quel tempo dalla predicazione del priore del convento di San Marco, il domenicano Girolamo Savonarola. Tema che trova in Botticelli un interiore interprete.

 

Riflettiamo dunque sul tema della sofferenza tenendo fisso lo sguardo su quest’opera.

1.      Diciamo innanzitutto che la sofferenza riguarda solo le persone, gli essere umani. Gli animali provano dolore fisico ma non sofferenza che è anche un’esperienza mentale e spirituale. Si può soffrire anche in assenza di dolore fisico: questa è un’esperienza tipicamente umana. L’io che mi rende una persona unica e irripetibile non è solo una manciata di neuroni o di chili di grasso e la sofferenza – non solo il dolore fisico – lo coinvolge e lo rivela nello stesso tempo. La sofferenza non è solo un problema ma rientra, è parte, dell’esperienza umana e della nostra irriducibilità a puro livello fisico, materiale.

2.      La sofferenza riguarda anche la nostra libertà. Dire che Dio “permette” la sofferenza significa fare di Lui un indifferente se non addirittura un sadico. La Bibbia riconosce la sofferenza come una delle conseguenze di un’errata gestione della libertà da parte dell’uomo. Dio ha creato e voluto un uomo libero perché non c’è amore senza libertà e Dio desidera essere amato liberamente. Un mondo di libertà è un mondo nel quale le cose non vanno sempre bene…e la sofferenza ne è la prova.

3.      In una prospettiva cristiano-cattolica la sofferenza non è un problema da risolvere ma un mistero ossia un progetto non del tutto chiaro da vivere con dignità e generosità. Cerco di spiegarmi. Con “mistero” si intende una verità essenziale, un atteggiamento che si può assumere solo a partire da uno stile improntato sulla donazione di sé. Dio non solo ha “creato” il mondo con un atto assolutamente libero, ma con il suo gesto, modo di porsi di fronte ad esso, e cioè con amore, dà significato autentico a tutto ciò che esiste, compresa la sofferenza. Sulla croce Gesù ci ha insegnato a prendere su di noi una parte del male presente nel mondo, nella speranza – diventata certezza a Pasqua – di redimere così il mondo stesso dalla vittoria dell’insignificanza del vivere e dell’esserci.

Osservate il quadro del Botticelli: Cristo è colto nell’atto di benedire perché la salvezza dell’umanità passa attraverso il suo sacrificio. Gesù non era masochista, il male non se lo è andato a cercare: ha fatto della sua sofferenza un’occasione di dono di sé agli altri. Vista così la sofferenza può essere concepita anche come una vocazione: anche nella sofferenza fisica o spirituale siamo chiamati a dare testimonianza del nostro essere persone redente dalla croce di Chiesto, serene e fiduciose perché certe della resurrezione dopo il silenzioso sabato; attente, rispettose, grate e generose nei confronti degli altri perché uniti non solo nella fragilità umana ma soprattutto solidali nella compassione, nel sostegno reciproco.

           

In conclusione: la sofferenza o ci rinchiude in noi stessi per cui non si vede altro se non la propria difficoltà, oppure spalanca il cuore e la mente verso orizzonti infiniti e la si dona anche per chi non si conosce nemmeno.

            Osservate il Cristo del Botticelli. Lo sguardo è intenso, pensoso e dolce mentre la mano sinistra accarezza il costato ferito: Gesù ha vissuto la sua sofferenza come una vocazione.

 

 (ritorno)                                                                                                  (don Danilo)