DOMENICA

16 OTTOBRE 2011

 

(Bar 3,24-38; Ap 1,10; 21,2-5; Sal 86;

2Tm 2,19-22; Mt 21,10-17)

(ritorno)

 

10 Entrato Gesù in Gerusalemme, tutta la città fu in agitazione e la gente si chiedeva: «Chi è costui?». 11 E la folla rispondeva: «Questi è il profeta Gesù, da Nazaret di Galilea». 12 Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe 13 e disse loro: «La Scrittura dice: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera ma voi ne fate una spelonca di ladri». 14 Gli si avvicinarono ciechi e storpi nel tempio ed egli li guarì. 15 Ma i sommi sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che faceva e i fanciulli che acclamavano nel tempio: «Osanna al figlio di Davide», si sdegnarono 16 e gli dissero: «Non senti quello che dicono?». Gesù rispose loro: «Sì, non avete mai letto: Dalla bocca dei bambini e dei lattanti ti sei procurata una lode?». 17 E, lasciatili, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.

Oggi celebriamo la dedicazione del Duomo di Milano, la chiesa madre di tutte le chiese sparse nella nostra diocesi ambrosiana, pur non essendo la più antica; madre perché lì c’è la cattedra da cui il vescovo ci spiega la Parola di Dio e lì avvengono i fatti – celebrati nei vari riti – che interessano e riguardano tutta la diocesi.

Non è un caso dunque, che proprio in questa domenica si tengano in tutte le parrocchie le elezioni per il rinnovo del Consiglio Pastorale Parrocchiale e amministriamo dodici battesimi.

 

Spendiamo due parole su questi due avvenimenti:

1.      L’elezione del CPP. Il cardinal Tettamanzi qualche anno fa ha coniato la triade “comunione-condivisione-corresponsabilità”; un giorno mi son permesso di fargli notare che mancava il fondamento a questa triade, ossia la considerazione. Che senso ha la condivisione e …se poi non si viene considerati? Cosa proporre, che senso ha dire il proprio parere se non si ha almeno la speranza che venga preso sul serio, tenuto in considerazione? Finora non mi ha risposto. C’è un luogo comune diffuso nella parrocchia: “Tanto il parroco fa sempre quello che vuole lui, decide sempre lui”. A parte che tra uno che allarga le braccia – lasciando ad altri la responsabilità delle decisioni e uno che decide è migliore il secondo perché almeno si sa a chi rendere conto e con chi eventualmente prendersela. Va pure detto che spesso il luogo comune nasconde il desiderio di vedere accolte e realizzate le proprie proposte e la delusione perché così non è avvenuto. Il sacerdozio battesimale dei laici non li rende “vice-parroci”: l’esperienza concreta dice di guardarsi dai laici “preti mancati” perché rischiano di essere più di danno che di beneficio per una parrocchia. I laici hanno il diritto di essere considerati nella chiesa in forza del loro battesimo e non per gentile e benevola concessione da parte del sacerdote: questo va esigito. Il tutto in una logica non di rivendicazione né con un atteggiamento di imposizione delle proprie idee a tutti i costi pena la propria dimissione –“se non si fa così..me ne vado” – bensì di ricerca del bene di tutti e di servizio ad esso affinché la comunità parrocchiale sia sempre più una famiglia di famiglie. Ringrazio già fin d’ora i membri del prossimo CPP per la loro disponibilità, li confermo nella considerazione da parte mia, chiedo loro un dialogo franco e un confronto sincero, uniti nella stima e nell’affetto reciproco per il bene della nostra chiesa locale.

2.      Prendo la mossa da una frase del vangelo: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”. Vi sono molti che si avvicinano alla parrocchia per motivi più svariati: lo sport, una sala per un compleanno, una cena…o un sacramento. E basta. Quando li rivedremo? In occasione di un’altra cena o uscita o sacramento, il battesimo del figlio di un amico, a un matrimonio di un parente… Quand’anche fosse così nel primo caso, queste persone devono sapere che in parrocchia esiste altro: non c’è solo lo sport, la risottata o il sabatour, e nel secondo caso devono entrare in chiesa con l’idea di andare a una cerimonia, ma uscire stupiti e contenti per aver partecipato a un rito, a una preghiera, a un incontro col mistero di Dio, anche se passerà molto tempo prima di un loro ritorno. A tale riguardo abbiamo di fronte due ostacoli, uno strutturale e uno personale. Quando una persona entra in duomo ha proprio la sensazione di essere in un luogo diverso dagli altri. I portali delle chiese – soprattutto romaniche –avevano e hanno molte raffigurazioni delle virtù, del male, del Cristo come giudice universale per sottolineare che proprio “Gesù è la Porta che conduce al cielo. I fedeli oltrepassando la soglia dell’edificio sacro, entrano in un tempo e in uno spazio differente da quelli della vita ordinaria” (Benedetto XVI). In Duomo, appena si entra, sul pavimento si nota una lunga linea dorata che da destra termina sulla parete di sinistra ed è suddivisa da segni zodiacali. È la meridiana, un orologio solare realizzato nel 1786 da due astronomi dell’osservatorio di Brera, fondato dal padre gesuita dalmata Boschovic e ancora attivo, anche se pochi lo visitano. Come funziona?  Appena entrati, a destra nella volta c’è un foro; alle ore dodici un raggio di sole vi entra e va a posarsi sul segno zodiacale corrispondente al mese in corso. E poi dicono che la fede cristiana è contro la scienza.

 

Veniamo a noi. Chi entra nella nostra chiesa non è aiutato a cogliere il senso di Dio, un tempo diverso. E si vede. Collocare il tabernacolo di fronte alla porta di’ingresso ha la finalità di far incontrare il fedele con la presenza di Dio: chi entra nella nostra chiesa è invitato a far il segno della croce e a genuflettersi.

 

Accenno, infine, all’ostacolo di ordine personale: ciò che conta in chiesa è l’incontro con Dio e poi con gli altri. Pare invece che anche da noi prevalga proprio il contrario e, questo, non solo per la presenza di persone poco habitué ma anche per una certa indifferenza da parte dei fedeli praticanti. Cellulari che squillano, gente che corre fuori dalla chiesa per rispondere, se non si risponde direttamente in chiesa; il ciacolare ad alta voce prima della messa, la fatica di fare silenzio quando la liturgia eucaristica lo prevede…tutto questo compromette la qualità della celebrazione liturgica e i primi a lamentarsene sono proprio coloro che vi partecipano saltuariamente. Capita a volte che terminata la messa qualcuno ringrazi per la celebrazione riuscita, per quello che ha sentito… ciò fa piacere, indubbiamente. Tra me e me dico: speriamo di averlo aiutato ad avvicinarsi un po’ di più a Dio. Se fosse così sia lodato Gesù Cristo.

 

(ritorno)                                                                                                       Don Danilo