DOMENICA

12 GIUGNO 2011

 

Pentecoste

 

 

(At 2,1-11; Sal 103; 1Cor 12,1_11; Gv 14,15-20)

            (ritorno)

15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. 16 Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi.

 

Oggi celebriamo la festa della Pentecoste ossia del dono dello Spirito agli apostoli e alla Chiesa intera, di ogni tempo. Rileggo alla luce di questa festa tre fatti: la professione di fede di un gruppo di ragazzini di terza media, il battesimo e la cresima di un giovane trentenne – che tra poco si sposerà - e l’esperienza dell’oratorio feriale che inizieremo lunedì fino al 28 luglio.

1.      Gesù nel brano del vangelo definisce lo Spirito come Paraclito che può significare consolatore o difensore o entrambi i significati. N.B. Dio è il “Paraclito” del suo popolo, consolatore e difensore, alleato e vicino nelle difficoltà; la comunità cristiana primitiva fece esperienza della consolazione e della presenza di Dio nelle prove e nelle persecuzioni: molti martiri cristiani affrontarono la morte nella certezza di essere sostenuti in quel momento supremo della loro vita dalla vicinanza di Dio. Si legge negli Atti degli apostoli: “La Chiesa cresceva e camminava nel timore del Signore, colma di consolazione dello Spirito Santo” (9,31). Con-solare ossia stare con chi è o rischia di rimanere solo, isolato, abbandonato, emarginato. Come lo Spirito “consola” la Chiesa ossia non l’abbandona nemmeno nei momenti di bufera e tempesta come quelli che stiamo attraversando, così i cristiani, tutti membri della Chiesa, devono essere dei “paracliti” per i loro vicini, per coloro coi quali vivono quotidianamente. L’esperienza dell’oratorio feriale è un momento di consolazione e come tale deve essere vissuta soprattutto dagli animatori: chiederò a loro di preferire sempre i ragazzi che rischiano di stare da soli, i non o meno stimati dai loro compagni, i meno appariscenti, i più inclini all’isolamento. Soprattutto in occasione dell’oratorio feriale i nostri ambienti si riempiranno di ragazzi: indice della sua necessità e del senso di fiducia in esso. Proprio perché è un’esperienza di consolazione ossia di attenzione ai meno abbienti, a chi non ha la possibilità e le medesime necessità degli altri l’abbiamo – da alcuni anni e finché ci saranno volontari – prolungato fino al termine del mese di luglio (l’esperienza del campeggio per le medie si terrà dal 16 al 23 luglio), e mantenuto invariati i prezzi, cosa non da poco soprattutto se si guardano i prezzi dei vari campus organizzati da società sportive o le settimane (5 giorni) in cascina che van di moda quest’anno. Ribadiamo che da noi nessun bambino deve essere impedito dal partecipare all’esperienza dell’oratorio feriale per soli motivi di denaro: la Provvidenza ha sempre supplito e lo farà anche quest’anno.

2.      Sempre nel vangelo di oggi si parla dello Spirito di verità. Oggi si è imposta la soggettività della verità. Una filosofa americana Sandra Harding ha scritto un saggio intitolato “La verità non vi farà liberi” in cui sostiene la ricerca libera della verità a seconda delle urgenze e delle necessità e la paragona a una medusa che cambia continuamente il suo apparire. Per il vangelo di Giovanni la verità è la Parola di Dio, lo svelarsi progressivo di Dio e dunque la verità ci precede e ci supera mentre noi siamo alla sua ricerca. Il filosofo Adorno diceva: la verità non la si ha, non la si possiede nella verità si è ossia non è un qualcosa da possedere bensì un mare, un modo di essere nel quale ci si immerge. Durante la messa delle ore 11 un giovane della nostra parrocchia riceverà il sacramento dell’iniziazione cristiana: battesimo, cresima e prima comunione, mentre nel pomeriggio amministreremo altri battesimi. Perdonate la franchezza: finiamola con l’ipocrita affermazione dell’uguaglianza di tutte le persone. Non è vero, fin dal giorno della nascita, perché il solo luogo, famiglia o contesto famigliare, la possibilità di crescita, le doti e i limiti, le capacità e l’intelligenza… son tutte variabili che fanno la differenza e un domani conteranno. La verità è un’altra:

q       battesimo la nostra dignità che non elimina ma supera tutte le differenze è fondata sull’essere figlio di Dio; io sono una persona, poi …viene tutto il resto.

q       cresima: viviamo in una società nella quale i titoli e i numeri contano meno dell’amicizia e delle parentele; purtroppo vale in tutti i campi (c’è sempre qualcuno che è più uguale degli altri) da credenti testimoniamo il primato della verità oggettiva su tutti gli altri criteri di scelta.

q       Eucarestia: siamo sinceri, è facile cadere nella tentazione di anteporre qualcuno o qualcosa alla verità, proprio per questo abbiamo bisogno di essere sostenuti dal Signore.

3  Un accenno ai ragazzi della professione di fede alla luce della frase “non vi lascerò orfani”.  Questo è motivo di serenità: in un mondo ove regna la mancanza di qualsiasi punto di riferimento sapere di avere un padre, di poter contare su qualcuno, di avere qualcuno accanto a sé, non è una cosa da poco. Ne sono una prova evidente coloro che si ricordano di Dio solo quando accade qualche tragedia per prendersela con lui. Questi ragazzi hanno bisogno di incontrare adulti saldi nella fede, che testimonino loro la bellezza della fede e vedere cristiani la cui esperienza e personalità è stata segnata dal vangelo di Gesù. Non sono molti, a dire il vero, ma quanto bastano per ribaltare un luogo comune in voga fino a un po’ di anni fa, duro a morire. Si diceva: “Quelli che vanno in chiesa…sono peggio degli altri”. Ora vale la pena chiedersi: siamo così sicuri della veridicità del contrario? Varrà la pena parlarne più seriamente. In oratorio io so di poter contare su questi ragazzi, con tutti i loro limiti, e non sui loro coetanei che mi dicono un bel no secco!

 (ritorno)                                                                                  (don Danilo)