Curiosando

Spesa dei carabinieri per il detenuto povero

Anche i carabinieri hanno bussato due volte. La prima per controllare una vecchia conoscenza rinchiusa agli arresti domiciliari, il giorno dopo per consegnargli quattro buste piene di generi alimentari acquistati a loro spese in un supermercato di Mirto Crosia, lungo lo Jonio cosentino.
I due militari hanno mostrato non solo l’altro volto della Legge, ma soprattutto il cuore che batte sotto le divise cui chiediamo aiuto quando ne abbiamo bisogno, trovando una porta aperta e una mano tesa.
Stavolta non c’è stato bisogno di chiedere nulla perché quando gli appuntati sono entrati nell’abitazione del detenuto si sono accorti dell’indigenza in cui sopravviveva assieme alla compagna e ai figli.
Forse è stato proprio lo sguardo spaurito dei piccoli a fare crollare l’ultimo debole muro, convincendo i carabinieri che potevano e dovevano fare qualcosa. Hanno completato i controlli di rito, annotato la presenza dell’uomo in casa, chiuso il verbale e raggiunto la vettura di servizio per tornare a lavoro.
Il giorno dopo, di buon mattino, si sono rincontrati raggiungendo il supermercato e comprando quello che poteva servire alla famiglia. Soprattutto ai bimbi.
Dopodiché hanno raggiunto la casa del detenuto, consegnandogli la ricca spesa. Tra cui due pacchi di caramelle. È stata la mamma dei bambini a rendere pubblico il caso con un post sui social: «Li ringrazio di vero cuore e ringrazio Dio che esistano ancora persone così umili.
Grazie al Comando dei Carabinieri di Mirto Crosia in particolare ai due appuntati».

di Domenico Marino

Fonte:      Avvenire del 9 settembre 2018                     (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)

Paziente in fin di vita: gli pagano l’ambulanza

Conforta sempre assistere a prodigi di generosità e di altruìsmo. Non sono rari, malgrado il pessimismo che tante volte prende il sopravvento. Un episodio che merita il plauso viene da Napoli. Sull’esempio di San Giuseppe Moscati, la direzione sanitaria dell’ospedale San Paolo a Fuorigrotta si è ribellata nei giorni scorsi alla perversa mentalità che il denaro sia (come denunciava già Seneca) il fine supremo dell’esistenza dell’uomo. Al pronto soccorso del presidio ospedaliero era giunto infatti, afflitto da un terribile dolore al petto, un uomo quasi sessantenne. Ma al San Paolo non esiste la divisione di cardiologia, non c’erano ambulanze disponibili e per giunta il paziente non aveva il denaro sufficiente per pagarsi il trasferimento a un altro nosocomio.
Intanto un esame elettrocardiografico aveva rivelato una patologia gravissima e un infarto in corso. Immediato l’intervento del medico di turno che, scavalcando gl’inutili cavilli burocratici e gli impedimenti economici, otteneva l’autorizzazione del direttore sanitario a trasferire il paziente a un altro ospedale con un mezzo privato senza ch’egli dovesse spendere un soldo, salvandogli così la vita. La quale resta, per tutti, il valore più importante, mentre il denaro non una “divinità” del consumismo pagano come molti oggi credono, ma solo uno strumento, nel nostro caso un “prestito” senza ritorno che serve al fine supremo di scongiurare il dolore e la morte.

di Vittorio Gennarini

Fonte:      Avvenire del 24 aprile 2018                              (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)

Giro d’Italia a piedi per l’Africa e i diritti

Oltre duemila chilometri in giro per l’Italia, con l’obiettivo di diffondere l’attività fisica e sensibilizzare su alcune piaghe sociali. Una maratona a piedi con un unico partecipante: Giovanni Malagutti, 62enne psicologo di Mantova, partito da piazza Duomo a Firenze il 7 aprile. L’iniziativa, che egli stesso ha definito “Camminata italiana”, lo terrà impegnato per due mesi: 60 tappe fino in Sicilia, per arrivare a Mantova il 3 giugno. A guidare l’avventura sono tre parole: benessere, Africa, diritti. La prima è un invito a mantenere uno stile di vita sano: «Camminare è un’azione primordiale – racconta Giovanni –, insita nello sviluppo del genere umano. È con questo spirito che ognuno di noi dovrebbe proporre stili di vita sani, così da aumentare la consapevolezza per il dono della vita».  Leggi tutto →

Gavi, cento anni e ritira la pensione di persona

Ci sono molti modi di festeggiare i compleanni e ogni compleanno fa storia a sé, per il singolo che lo celebra, ma anche per amici, parenti e comunità. Quello celebrato presso uno sportello postale di Gavi, località immersa nell’Appennino del Basso Piemonte in provincia di Alessandria, è stato davvero particolare. Perché era di una cliente “speciale”: Teodolina Peruggia, nata a Genova il 5 aprile 1918 (quasi al termine della prima guerra mondiale), che ha spento le fatidiche cento candeline. La signora, per fare festa in occasione del secolo di vita, ha scelto di andare a ritirare personalmente la pensione. Nonna Linda, come amabilmente la chiamano tutti dove ha deciso di trasferirsi per vivere nella pace di una zona tra campagna e montagna, quando è arrivata con il suo libretto postale allo sportello, è stata accolta con tutto l’entusiasmo possibile.
La direttrice e il personale dell’ufficio le hanno consegnato un omaggio floreale con auguri e complimenti di Poste Italiane. La centenaria non ha rivelato segreti particolari che le hanno consentito di tagliare un traguardo tanto rilevante, se non di avere sempre lavorato con passione e convinzione. Giovanissima, fu bigliettaia su tram e filobus genovesi, antesignana di emancipazione femminile in un’attività, all’epoca, prettamente maschile. Quindi fu sarta e pedicure nel sottopasso della centrale piazza De Ferrari. Pensionata dal 1970, si è ritirata nelle colline del Monferrato dove è intenzionata a restare, perché, ha affermato, «ho ancora molte cosa da fare».

di Dino Frambati

Fonte:       Avvenire del 11 aprile 2018       (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)

La solidarietà tra pastori “salva” le pecore di Elia

Un giovane 17enne che vuol fare il pastore è già di per sé una notizia ma che addirittura voglia continuare a fare anche dopo il furto delle poche pecore che aveva è un qualcosa che ha dell’eccezione. I fatti raccontano che Elia Taberlet, 17enne di Posada (Nu), lo scorso fine settembre ha visto il suo piccolo gregge sparire dall’ovile ad opera di ladri senza scrupoli: si trattava di pochi animali donati da parenti e amici che sostenevano la sua passione per il mondo della pastorizia.

Per Elia, che fin dall’età di 14 anni sognava la vita in campagna, il colpo è stato duro. Attraverso però il passaparola del mondo agro-pastorale sardo ben presto si mette in moto quella che è una delle tradizioni più nobili del mondo delle campagne isolane: “Sa paradura”, ovvero il dono di un animale a chi ha subito un danno per furto, calamità o moria, al fine di ricostituire il gregge scomparso. Così nei giorni scorsi, grazie anche attraverso l’opera di Gigi Sanna, del gruppo musicale Istentales, una ottantina di animali sono stati raccolti da tutta l’isola e consegnati ad un visibilmente commosso Elia, che stentava a credere a quanto vedeva. Anche attraverso i social network sono giunti attestati di solidarietà ma anche gesti concreti di chi ha donato del denaro per comprare una pecora o un agnello al giovane di Posada. “Per me – ha detto il ragazzo – quanto è accaduto è la testimonianza che la mia scelta di vivere in campagna era ed è l’unica possibile. La solidarietà tra i pastori è grande”.
di Roberto Comparetti
Fonte:   Avvenire del 26 ottobre 2017    (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)

Per Anna la maturità è arrivata a 79 anni

Sicuramente, l’emozione della “notte prima degli esami” l’ha sentita tutta, Anna Pistis, fresca di diploma all’Istituto Geometri di Lanusei. E fin qui niente di strano. Ma se a portare a casa il titolo tanto atteso è una maturanda di 79 anni, le cose cominciano un po’ a cambiare.
Amante dei libri e della lettura, sui banchi disposti in fila indiana nella scuola lanuseina Anna ci è arrivata come i suoi giovanissimi compagni, piena di trepidazione nell’attesa di conoscere le tracce del compito di italiano. Il sorriso non l’ha mai abbandonata, frutto di una vita trascorsa fra stoffe, taglio e cucito quando faceva la sarta, passando per gli uffici istituzionali del Comune, per poi dedicarsi a quella che è stata la sua principale occupazione: la centralinista.
Sarà in virtù della sua versatilità e delle sue tante esperienze che ha scelto il tema di ordine generale sul progresso dal titolo “Per migliorare serve una mutazione”, testo di Edoardo Bonelli. Insomma, maturità superata con 76/100. Ma i numeri, per Anna, sono ben altri: tre figli ormai cresciuti, di 43, 45 e 46 anni. Oggi è vedova. Un percorso scolastico interrotto per via del lavoro e dei costi che l’istruzione imponeva: rette troppo alte e addio aule scolastiche. Ma la tenacia e la volontà ferma di possedere quel titolo ha avuto la meglio. Esame integrativo per arrivare alla terza e poi il lungo percorso delle scuole serali. Il resto è storia di poche ore fa e racconta del traguardo di una vita finalmente raggiunto.

di Claudia Carta

Fonte:   Avvenire del 13 luglio 2017    (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)

Rugby di Pasqua: meta «regalata» al compagno

Si ferma a pochi passi dalla meta per far realizzare un sogno a un compagno di gioco. E così una partita di rugby tra le squadre Under14 dell’Urbino e del Fano si trasforma in una piccola lezione di vita. Protagonista è Giacomo Ronconi, classe 2003. È considerato tra i ‘vecchi’ della sua squadra. A 10 minuti dalla fine della partita s’invola verso i pali avversari saltando tutti gli ostacoli verso la sua terza meta. Giunto a un passo dalla segnatura si arresta tra l’incredulità generale e, con l’ovale ben saldo tra le braccia, si volta cercando con lo sguardo Gianluca Tortora, chiamandolo poi a gran voce. Si tratta del rugbista più piccolo del gruppo, ha iniziato a giocare da pochi mesi e mai prima d’ora è riuscito a segnare. «Tieni, fai meta tu!». Per Gianluca si realizza un sogno: è la sua prima realizzazione ufficiale, un ‘momento di gloria’ che fa scattare in piedi tutta la panchina. «Siamo orgogliosi di lui – dicono oggi gli allenatori – perché questo gesto vale più di tante vittorie». E nel suo messaggio per la Pasqua l’assistente del Csi di Fano, don Steven Carboni, mette l’accento proprio su questo insegnamento semplice che arriva dai bambini. «Storie come questa – spiega – hanno un gusto dal sapore pasquale perché parlano di un sacrificio non fine a se stesso; perché raccontano che è bello e possibile correre e spendersi per dare gioia a tutti gli altri; perché sanno di umiltà, capace di mettere al centro qualcuno che non ha bisogno di mettere al centro se stesso».

di Roberto Mazzoli

Fonte: Avvenire del 16 aprile 2017        (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)

Madre e figlia, laurea nello stesso giorno

Madre e figlia unite dallo stretto legame naturale ma pure dalla laurea conseguita insieme, nello stesso giorno, a una manciata di minuti di distanza. Caso raro e forse unico, una bella vicenda di volontà ed impegno che esalta il femminile, con protagoniste Grazia Tarallo, 51 anni, dipendente della Regione Piemonte, e la figlia, Lia Perrone, 24, di Nole, provincia di Torino. Dottoressa in Scienze dell’amministrazione la mamma, in Consulenza sul lavoro Lia.
Da encomiare l’impegno di Grazia, nata in una famiglia numerosa, che aveva cominciato a lavorare e voleva compiere quegli studi che, da giovanissima, non era riuscita a completare. Mamma a tempo pieno dopo la nascita di Lia, quando la figlia è cresciuta ha recuperato attraverso scuole serali, studiando durante il tragitto casa-lavoro sui mezzi pubblici, e persino a Natale e Capodanno, saltando le ferie per anni.
Quindi il grande balzo all’Università, dove il cammino per la due donne è stato parallelo: la figlia prendeva appunti per mamma quando quest’ultima era impegnata dal lavoro; studiavano assieme quando potevano, fino a giungere, in coppia, alla laurea. Dimostrazione di tenacia, volontà di migliorarsi anche professionalmente per Grazia che definisce Lia «ragazza meravigliosa». Meravigliosa anche lei perché tornava a casa dalle serali a mezzanotte ed alle 5 era già sveglia per andare al lavoro. Ed oggi si iscriveranno alla laurea magistrale in Economia aziendale, tenaci nel proseguire gli studi. Con Marco Perrone, marito e padre, orgoglioso della donne di casa.

di Dino Frambati

Fonte: Avvenire del 25 ottobre 2016                (dalla rubrica “Dulcis in fundo”)

Il baby calciatore sbaglia il rigore perché non c’e

Il più forte calciatore di tutti i tempi di nome fa Diego (Maradona), il più piccolo, eppur grande esempio di fairplay, porta lo stesso nome. Diego Malatesta, 13 anni, tesserato per la Scuola Calcio Giovane Ancona, ha compiuto qualcosa che per il senso comune del pallone è considerata un’assurdità, un’eresia. Ha volontariamente deciso di tirare fuori il calcio di rigore che l’arbitro aveva decretato in favore della sua squadra. In un mondo di simulatori, di tuffatori d’area e di gente che venderebbe anche la madre (o indosserebbe qualsiasi tipo di sponsor, compreso quello di un’agenzia di scommesse, vedi la Nazionale) pur di vincere, Diego Malatesta va in direzione ostinata e contraria, e quel rigore non ha inteso segnarlo, semplicemente perché «non c’era».  Leggi tutto →

Asilo in casa di riposo. Esperimento vincente.

«L’incontro tra i giovani e gli anziani è il futuro di un popolo». Così, nel settembre 2014, il Papa aveva esclamato incontrando i nonni nella festa intitolata “La benedizione di una lunga vita”. A Seattle, negli Usa, fanno da tempo secondo l’invito di Francesco, con una scuola materna all’interno di una casa di riposo. A Providence Mount St Vincent, per cinque giorni alla settimana, 125 bambini tra i tre e i cinque anni giocano e imparano accanto a 400 nonni acquisiti con un’età media di 92 anni. È l’accoppiata è un successo, nella città americana c’è una lunga lista di attesa per accedere all’asilo. Leggi tutto →