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PARROCCHIA San Pio X Meditazioni sui temi del vivere e dei valori |
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Quaresima 2011 1. Preghiera: - ogni giorno vivere un momento di preghiera personale - partecipare all'Eucaristia festiva e, almeno, in un giorno feriale - catechesi del cardinale nel giorno di martedì: ritirare il testo in sacrestia - via Crucis il venerdì - meditazione della parola di Dio usufruendo del libro "Nascere da acqua e Spirito" (lo trovi in chiesa).
2. Digiuno: - sono di magro tutti i venerdì di Quaresima, di digiuno il primo venerdì e il Venerdì Santo Al digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni fino al 60° anno di età; all'astinenza - magro coloro che hanno compiuto il 14° anno di età. Ricordiamo, a titolo di esempio, i comportamenti che possono facilmente rendere tutti, in qualche modo, schiavi del superfluo e persino complici dell'ingiustizia. - il consumo alimentare senza la giusta regola, accompagnato a volte da un intollerabile spreco di risorse; - uso eccessivo di bevande alcooliche e fumo; - la ricerca incessante di cose superflue, accettando acriticamente ogni moda e ogni sollecitazione della pubblicità commerciale; - la ricerca smodata di forme di divertimento che non servono al necessario recupero psicologico o fisico, ma che sono fini a se stesse conducono a evadere dalla realtà e dalle proprie responsabilità; - l'occupazione frenetica, che non lascia spazio al silenzio, alla riflessione e alla preghiera; - il ricorso esagerato alla televisione e agli altri mezzi di comunicazione che possono creare dipendenza, ostacolare la riflessione personale impediscono il dialogo in famiglia.
3. Carità: - campagna contro la fame nel mondo; - sostegno dei cristiani in terra santa;
a tal fine: - salvadanaio in ogni famiglia (lo trovi in chiesa) - attenzione quotidiana agli altri; - conversione personale e sacramento della riconciliazione - gesto di rinuncia personale
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Osservazioni a giochi fatti a partire dai dati oggettivi
1. Preoccupa l'aumento dell'astensionismo: il 7 giugno ha votato il 71% degli aventi diritto mentre al ballottaggio del 21 giugno 2009 il 54%.
Ipotesi che motivano tale atteggiamento:
a) superiorità: il proprio stile di vita, nel bene come nel male, non dipende da quale amministrazione governa la città.
b) indifferenza: la politica anche locale, non interessa, non li riguarda
c) disaffezione: delusi o stanchi ci si è allontanati dalla politica (ciò vale soprattutto per coloro che non si sono recati alle urne il 21 di giugno: in assenza del proprio candidato sono rimasti a casa)
2. Gli sfidanti al ballottaggio.
Gasparini al primo turno ha ottenuto 16.815 voti, mentre al secondo 16.156 ossia 659 in meno, mentre Lio ne ha persi 1.808. Dunque la vera differenza è dovuta non ai votanti ma a coloro che non si sono recati a votare. Così i conti non tornano: non si può affermare che gli apparentamenti abbiano funzionato, anzi ... è più probabile il contrario.
3. Il sindaco
16.815 voti al I° turno su un totale è di 56.111 aventi diritto al voto significa una percentuale del 29% circa
In consiglio comunale il sindaco dispone di una maggioranza di 17 consiglieri su 30. . La disparità è evidente.
Questa non è democrazia rappresentativa: con un "ridotto" consenso si governa con largo margine di potere.
Buona cosa ricordarsene: va conquistata la fiducia di un quarto dell'elettorato e vinta la disaffezione dell'altra metà per poter essere davvero "sindaco di tutti" alla ricerca del bene comune. Buon lavoro.
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L'ICONA DELLA RESURREZIONE (parete del presbiterio) Contempliamo la straordinaria potenza del Cristo risorto che si presenta nel suo bianco splendore. "Con la morte ha vinto la morte, a coloro che sono nei sepolcri ha dato vita". (Liturgia Bizantina - Tropario di Pasqua) II Cristo glorioso é al centro della composizione, é ammantato di vesti regali. Dal suo corpo emana splendida luce, di cui ne é la sorgente: é il Signore della Luce e della Vita. Cristo trionfa su tutta la creazione.
Il Risorto Rivestito da un abito bianco attira lo sguardo di chi contempla l'icona. II colore bianco rappresenta il mondo divino, la sua azione é quella della luce. Mentre il nero é mancanza di luce, il bianco della luce é sintesi di ogni colore. Ma il bianco é tipico anche di coloro che sono penetrati nella luce di Dio, come gli angeli, Lazzaro avvolto in bianche bende, é il colore che sottolinea la vittoria per la fedeltà al vangelo: "Il vincitore sarà vestito di bianche vesti". (Ap 3,5)
Contempliamo il volto di Gesù II colore della carnagione é molto caldo. Ha una tonalità che si può definire «terra impastata di luce» e sottolinea che Egli é vero Dio e vero uomo. Questo volto inoltre non é identificabile con alcuna razza. É la faccia stessa del genere umano. Rivela tutte le culture e razze che vi si nascondono. Il volto per tradizione é quello del Santo Volto: tutta l'attenzione è concentrata nello sguardo che irradia verso lo spettatore, gli occhi sono circondati da rientranze scure che li ingrandiscono e al di sopra delle arcate sopracciliari, rivolte a sottolineare l'espressione degli occhi, si erge la fronte alta sede della sapienza e del pensiero contemplativo. La bocca chiusa é pronta a soffiare lo Spirito, come dimostra il rigonfiamento del collo, infatti il collo gonfio più del normale vuole significare la presenza dello Spirito Santo; le orecchie sono ridotte, esse lasciano che siano gli occhi ad ascoltare. Lo sguardo di Gesù ci suggerisce di far silenzio per ascoltare la voce dello Spirito.
Guardiamo l'aureola posta sul capo del Signore, Gesù é pieno di santità, sembra che l'oro fuoriesca dal nimbo tanto da illuminare chi sta vicino a Lui, chi lo vuoI seguire da vicino e si siede accanto a Lui per somigliarGli. Il nimbo (!'aureola) é simbolo della luce di Dio, ci suggerisce che egli è il Santo dei Santi. Ci invita a diventare santi, ad avere il nimbo dorato simbolo dei Il somigliantissimi", cercando di assomigliare sempre di più a Lui. "Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo" (Lv 19,2), é l'invito che ci viene rivolto. II capo di Gesù é avvolto dal nimbo d'oro, segno della santità del personaggio, con iscritta una croce che allude alla sua dimensione salvifica; nei tre bracci superiori é riportata la definizione scritturale "Colui che é" espressa con le tre lettere greche: Ò in alto, ω N rispettivamente a sinistra e a destra. É il nome di Dio rivelato a Mosé sul monte Sinai.
Le mani di Gesù Posiamo lo sguardo su Gesù: con la mano destra benedice. Benedire é dire bene, é affermare che é cosa buona gradita. Egli rende grazie. Ha parole di vita eterna.
Nella mano sinistra regge il rotolo delle sacre Scritture che parlano di Lui e le cui promesse é venuto a realizzare; il rotolo può significare anche il chirografo del peccato, cioè il rotolo su cui sono stati scritti i nostri peccati. Ci suggerisce che Gesù ha vinto il male, la morte.
L'oro L'icona è illuminata dall'oro che é presente sullo sfondo e sul nimbo del Cristo; l'oro non è propriamente un colore, ma é esso stesso luce attiva, é splendore, riflesso della luminosità del sole. E simbolo della trascendenza di Dio, della sua manifestazione; diventa luce divina, una luce che non abbaglia, perché quando Dio, si manifesta all'uomo, lo fa sempre rispettando la sua natura senza mai violentarlo. Tutta l'icona é immersa nell'oro che é splendore, é riflesso puro della luce, è simbolo della luce divina, della gloria a cui siamo destinati.
Il titolo ANASTASlS significa la Resurrezione. Le abbreviazioni lC - XC (Jesus Christòs) poste al lati dell'immagine del Risorto stanno a significare Gesù Cristo.
Contempliamo il Cristo glorioso Contemplando il volto di Gesù guardiamo i suoi occhi, sono profondi, ci guardano, ci scrutano, ci conoscono, pesano il nostro cuore; le labbra sottili e socchiuse soffiano su di noi il suo Spirito di vita, ci benedice. |
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a proposito dello stato vegetativo Ci spiace, professor Veronesi, le cose stanno in altro modo
GIULIANO DOLCE* Caro Direttore sul Corriere della Sera di lunedì 26 gennaio è apparso un articolo del professor Umberto Veronesi che dice testualmente: «l pazienti in stato vegetativo sono senza pensiero, senza parola, senza capacità sensoriali, senza vista e senza udito, senza percezione del dolore della fame e della sete». Una vita simile a quella di una pianta. Da un punto vista scientifico queste affermazioni sarebbero state inaccettabili già 40 anni fa. In occasione di un meeting internazionale sullo stato vegetativo svolto si presso l'istituto S. Lucia di Roma il 28 novembre 2008, trentasei medici specialisti europei - italiani, francesi, spagnoli, tedeschi - hanno sottoscritto una dichiarazione condivisa che dice: «E' esperienza diffusa che i pazienti in stato vegetativo reagiscono al dolore causato da danno o disagio fisico anche dopo anni. Non esistono indicazioni che non soffrirebbero per fame e sete prolungate». Negli ultimi 10 anni sono stati, inoltre, pubblicati numerosi lavori scientifici su prestigiose riviste internazionali che riguardano le attività di coscienza sommersa, anche in assenza di consapevolezza, nei pazienti in stato vegetativo obiettivate con diverse metodologie scientificamente affidabili. In qualità di medico neurologo, presidente dell' Associazione ViVe (VitaVegetativa) composta da 20 specialisti che curano quotidianamente pazienti m stato vegetativo le chiedo di pubblicare sul suo giornale che le pericolose informazioni che mi hanno indotto a scriverle sono completamente false e fuorvianti.
*Direttore Scientifico Istituto S. Anna - Crotone
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21 settembre 2008 Giornata per il Seminario Diocesano
Nella Giornata per il Seminario il nostro pensiero va a coloro che in questi anni si preparano al sacerdozio ministeriale, per il loro stesso bene e per il bene della Chiesa. Noi li ringraziamo per la loro scelta, li accompagnamo con il nostro affetto e li affidiamo all'amore fedele di Dio. "Li chiamò perchè stessero con lui e per mandarli con la sua stessa potenza ad annunciare il vangelo del Regno" (cfr. Marco 3, 3-15). Questo dunque vorremmo anzitutto chiedere per quanti Dio ha chiamato e ancora chiamerà al ministero sacerdotale che salgano verso Gesù per ritornarvi con la potenza della redenzione. Noi chiediamo al Padre di ogni misericordia che non manchi alla Chiesa e all'umanità di oggi il tesoro delle vocazioni sacerdotali, nella misura che a Lui piacerà e in rapporto al cammino di conversione e santificazione che la Chiesa stessa è oggi chiamata a compiere. E' dovere di tutti noi che nella vita pastorale delle nostre comunità ci siano precisi momenti di intercessione in cui pregare il padrone della messe e invocare la grazia di nuovi umili e gioiosi operai. Invito per questo tutte le comunità parrocchiali a prevedere ogni primo giovedì del mese un'adorazione eucaristica per il dono di nuove vocazioni e per la santificazione dei sacerdoti. Card. Dionigi Tettamanzi |
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Bagnasco: "Verso il Papa sale un'ondata di affetto” Il presidente della Cei: riprovazione comune alle offese. Molto confortante è la convergenza di riprovazione e di condanna che in questi giorni si va registrando a proposito delle inattese e inqualificabili espressioni che si sono registrate ad una manifestazione svoltasi martedì sera in una nota piazza romana. Invece che puntare ad un costruttivo seppur pluralistico dibattito di idee circa i problemi dell'attualità politica si è scivolati in una gogliardata turpe e indecorosa che è stata immediatamente respinta dall'opinione pubblica generale come gesto insensato immotivato e irragionevole. Volgarità abissali, che come tali non vanno neppure commentate perché defluiscano là da dove sono venute. Semmai una considerazione andrebbe fatta su certa idea di politica che si vuole confinante con un certo modo di vivere lo spettacolo e che insieme finiscono invece per corrompersi a vicenda. Ma ad un vescovo interessa immensamente di più l'ondata di affetto che in questa circostanza sta salendo verso la persona del Papa e il suo mite, pacifico e suadente magistero. Lo stesso dicasi per le manifestazioni di vicinanza e di solidarietà che sono state espresse nei riguardi del Capo dello Stato. La coscienza vigile della nazione, il sentire diffuso della nostra gente sanno riconoscere l'indegnità per concentrarsi su ciò e su Chi unisce e costruisce. I Vescovi italiani sono accanto al loro popolo e sono come non mai affettuosamente vicini e grati al Santo Padre, in procinto di partire per un lungo viaggio che lo porterà ad incontrare i giovani rappresentanti del mondo intero. E ancora una volta esprimono al Presidente della Repubblica la loro viva considerazione e deferente stima. Angelo Cardinale Bagnasco Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.
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Quaresima 2008 1. Preghiera: - ogni giorno vivere un momento di preghiera personale - partecipare all'Eucaristia festiva e, almeno, in un giorno feriale - catechesi del cardinale nel giorno di martedì: ritirare il testo in sacrestia - via Crucis il venerdì - meditazione della parola di Dio usufruendo del libro "Perchè questa generazione chiede un segno?" (lo trovi in chiesa)
2. Digiuno: - sono di magro tutti i venerdì di Quaresima, di digiuno il primo venerdì e il Venerdì Santo Al digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni fino al 60° anno di età; all'astinenza - magro coloro che hanno compiuto il 14° anno di età. Ricordiamo, a titolo di esempio, i comportamenti che possono facilmente rendere tutti, in qualche modo, schiavi del superfluo e persino complici dell'ingiustizia. - il consumo alimentare senza la giusta regola, accompagnato a volte da un intollerabile spreco di risorse; - uso eccessivo di bevande alcooliche e fumo; - la ricerca incessante di cose superflue, accettando acriticamente ogni moda e ogni sollecitazione della pubblicità commerciale; - la ricerca smodata di forme di divertimento che non servono al necessario recupero psicologico o fisico, ma che sono fini a se stesse conducono a evadere dalla realtà e dalle proprie responsabilità; - l'occupazione frenetica, che non lascia spazio al silenzio, alla riflessione e alla preghiera; - il ricorso esagerato alla televisione e agli altri mezzi di comunicazione che possono creare dipendenza, ostacolare la riflessione personale impediscono il dialogo in famiglia.
3. Carità: - campagna contro la fame nel mondo e raccolta di cellulari usati; - sostegno dei cristiani in terra santa; A tal fine: - salvadanaio in ogni famiglia (lo trovi in chiesa) - attenzione quotidiana agli altri; - conversione personale e sacramento della riconciliazione - gesto di rinuncia personale
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Domenica 23 dicembre 2007 Giornata dedicata alla vita contemplativa.
Quest'anno aiutiamo le suore carmelitane di Carpineto Romano le quali hanno scritto al direttore di Avvenire il seguente appello:
IL BRACCIO DEI BUONI PER UN MONASTERO
Caro Direttore, quando in Romania era ancora al potere il dittatore Ceausescu, i nostri padri carmelitani, su impulso dell'allora provinciale, padre Tiberio Scorrano, già coltivavano il desiderio di dare vita a una "cittadella" carmelitana in quel Paese. I padri approdarono nel 1992 a Bacau, nella diocesi di Iasi. Vi naque un santuario e vicino ad esso una casa di accoglienza. Tutto costruito giorno dopo giorno con l'aiuto della Provincia e di una congregazione femminile carmelitana di vita apostolica. Mancava la vita contemplativa. Il vescovo non volle che il monastero fosse attiguo agli altri edifici. Acquistare una casa? Come, con quali mezzi? Inserimmo un appello sul nostro sito. Fu raccolto da mons. Pasquale Macchi, già segretario di Papa Paolo VI°. Ricevetti una sua telefonata: "Madre, so che dovete aprire un monastero in Romania. Io potrei, aiutato da amici, venirvi incontro, a patto che diate al monastero il titolo "Paolo VI°". Eccellenza - risposi - non c'è alcuna difficoltà. A Paolo VI° eravamo legatissime. Lui scriveva: "Le mie carmelitane" ; da lui avemmo un aiuto per il nostro monastero di Carpineto. Acquistammo quindi una casa a 100 metri dai padri carmelitani, che però è da ristrutturare e adattare alle esigenze del Carmelo. Poi mons. Macchi è morto: il benefattore in cielo ... Come facciamo? Dio provvederà; viviamo di fede nella Provvidenza, ma questa si servi del "braccio dei buoni", della mano raramente aperta ai poveri dei ricchi, del cuore di chi si muove a pietà e comprende cosa vuol dire "elemosinare" per realizzare le opere di Dio. Un monastero è casa di preghiera, di amore, di accoglienza, di apertura di cuore ai deboli, agli angosciati, è un luogo dove rinasce la fiducia in se stessi e negli altri, dove si ritrova la speranza, la gioia di vivere, dove si incontra Dio. E' un luogo dove si impara ad amare, a perdonare, a pacificarsi con Dio e i fratelli. Spero che Avvenire possa essere per noi, povere tra i poveri, un pò il braccio della Provvidenza di Dio. |
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Incontro per gruppi famigliari La vicenda di Abramo
Premessa: con il cap. 12 del libro della Genesi si ha una svolta: entra in scena Abramo e l’autore biblico si concentra sulla storia di un popolo, quello di Israele di cui Abramo è capostipite.
Dall’orizzonte universale dei primi 11 capitoli si passa ad un orizzonte particolare attraverso il quale si legge quello universale: dalla maledizione alla benedizione di Abramo con cui Dio stabilisce un’alleanza (la IIa dopo quella con Noè).
Sappiamo che la moglie Sara è sterile (Gen. 11,30) e dunque Abramo futuro davanti a sé ma a lui Dio rivolge la sua parola.
Brano biblico
1 1ll Signore disse ad Abram: «Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. 2Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. 3Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra». 4Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran. 5Abram dunque prese la moglie Sarai, e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso il paese di Canaan. Arrivarono al paese di Canaan 6e Abram attraversò il paese fino alla località di Sichem, presso la Quercia di More. Nel paese si trovavano allora i Cananei, 7Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Alla tua discendenza io darò questo paese». Allora Abram costruì in quel posto un altare al Signore che gli era apparso. 8Di là passò sulle montagne a oriente di Betel e piantò la tenda, avendo Betel ad occidente e Ai ad oriente. Lì costruì un altare al Signore e invocò il nome del Signore. (Gen 12,1-8)
1 L'ambiente storico di Abramo • visse circa 1800-1700 anni prima di Gesù, nella regione che oggi corrisponde all'Iraq. In quel tempo esisteva un movimento migratorio che, dalla regione del Golfo Persico, attraversava la Siria e scendeva già, lungo la Palestina, fino all'Egitto. Tutte le tribù che lasciavano la propria terra in cerca di terre migliori, avevano i loro dei, gli dei delle famiglie.
• divinità erano considerate le forze della natura (le montagne erano la casa degli dei), oppure alcune persone venivano divinizzate come ad es.: il re e il sacerdote; oppure le forze ultraterrene. Per vivere l'uomo doveva renderseli amici : erano espressione dei desideri e delle paura degli uomini, della loro volontà di vivere tranquilli.
• ad Abramo ciò non bastava! Lui adorava quel dio che aveva ereditato da suo padre, meglio quell’insieme di divinità - e in ciò era sincero - ma non ne era soddisfatto. Il politeismo non gli bastava. Egli cercava l'ideale della vita, il valore assoluto, il valore più alto che, per se stesso, da valore a tutto il resto.
• La bibbia racconta l'esperienza di Abramo non già come la visse lui stesso bensì come la vide il popolo a distanza di anni, attraverso i problemi e le situazioni verificatesi nelle epoche successive della sua storia. L'interesse della Bibbia consiste nel presentare al popolo del suo tempo la figura di Abramo in modo tale che i contemporanei possono impararvi come scoprire la presenza di Dio e come camminare con lui nella vita.
• Gli ebrei ricorderanno questo fatto come l’atto di fondazione del loro popolo: “ i nostri padri … abitarono dai tempi antichi oltre il fiume e servivano altri dei. Io presi il padre vostro Abramo da oltre il fiume …” (Giosuè, 24, 2 -3)
2 L’esperienza religiosa di Abramo • Dio disse ad Abramo: “Esci dalla tua terra … verso il paese che io ti mostrerò così che io faccia di te una grande nazione, ti benedica e faccia grande il tuo nome e tu possa essere una benedizione…in te saranno benedette le nazioni della terra”.
- il termine benedizione ritorna più volte nel giro di brevi frasi: si concretizza nel dono della terra e della discendenza ma si concentra sul “nome” che Dio si impegna a rendere grande.
Cfr.: - mentre la pretesa di farsi un nome famoso aveva disgregato i rapporti tra le persone (torre di Babele)
- Abramo diventa punto di incontro, motivo di unione tra le persone…
- fede in Dio = perdere qualcosa o qualcuno: gli idoli o gli dei = assumere la "volontà di Dio" come criterio di verità e quindi tralasciare altri criteri.
- il rischio della fede: Abramo non aveva tutte le certezze che cercava, ha calcolato le probabilità e ha rischiato. Le possibilità di riuscita erano poche ma.... Ha ritenuto che ne valesse la pena.
- Quante volte anche noi "rischiamo": nelle amicizie, nel matrimonio, nell’educazione dei figli.... Ciò significa che Dio entra in punta di piedi nella vita di Abramo e degli uomini, lasciando che siano loro a scoprire chi Lui sia. Dio si fa incontrare ed entra nella vita là dove l'uomo cerca di essere sincero con se stesso e con gli altri, là dove scopre e vive la "nostalgia" non di qualcosa ma di "qualcuno".
- perché rischiare? Dio promette una terra ma Abramo deve abbandonare quel poco che ha Dio promette una discendenza ma lui non ha figli Dio promette un popolo ma lui ora deve lasciare la sua parentela vale la pena rischiare? Abramo ha ritenuto di sì! Perchè? voleva "star meglio" realizzarsi come persona, diventare uomo in senso pieno anche davanti alla divinità. in che senso ? pian piano Abramo ha scoperto che
• avere una terra significa ritenere il mondo intero "casa propria", rendendo il mondo abitabile • essere padre si realizza in varie modalità, oltre a quella fisica • avere un popolo significa essere una "benedizione" per tutti gli uomini anche i forestieri, gli stranieri ... nessuno è "nemico " .
• essere credente significa poter guardare in faccia Dio, non aver paura di Lui. intuiva che Lui per Dio era importante ossia Dio si rendeva presente agli altri attraverso di Lui, uomo, uno dei tanti, …
3 Quale il volto di Dio scoperto da Abramo? 1) Un Dio alleato e amico degli uomini Dio cambia il nome ad Abramo: da Abram che significa "il Padre esaltato" ad Abraham che significa "Padre di una moltitudine". Per l’uomo antico il nome era essenziale: dava a ciascuno una identità tra gli altri e di fronte a Dio. Con il mutamento del nome di Dio si rivela come colui che concede una benedizione e stabilisce un'alleanza con Abramo. 2) I nomi di Dio Anche per Dio il nome ha grande importanza: l'identità di Dio è espressa nel suo nome. Nell'antichità si pensava che la conoscenza del nome di una persona desse un certo potere sulla persona stessa. Per questo Dio si rifiutò di rivelare il suo nome a Giacobbe dopo la lotta con lui. Spesso Dio veniva chiamato EL, ossia semplicemente Dio. Gli Ebrei usavano anche ELOHIM per indicare la supremazia del loro dio sugli altri dei. Ma in tal caso il verso che seguiva era sempre coniugato al singolare. Con Abramo Dio si presenta come EL SHADDAI, Dio della montagna, onnipotente: la fedeltà di Dio è come una roccia. Un salmo della Bibbia ci ricorda a proposito di Dio che "eterna è la sua misericordia". 3) Un Dio non lontano ma inafferrabile L'autorivelazione di Dio avviene gradualmente nel tempo. Abramo non ha conosciuto Dio come YHWH ( nome rivelato a Mosè) ne come Padre ( nome rivelato da Gesù). Abramo ha colto nella sua esperienza religiosa di avere a che fare con un Dio che pur essendo suo alleato e vicino non si lascia rinchiudere in un idolo perché Lui è più grande. 4 Conclusione: Abramo “scommette” su Dio riconoscendo che il coinvolgimento divino nella sua vita lo ha arricchito come persona e attraverso di lui ha raggiunto anche altri.
L’altare che Abramo costruisce è segno che la terra ricevuta è dono di Dio e una benedizione per tutti: nessuno sarà forestiero in quella terra ma partecipe della benedizione di Dio.
5 Il sacrificio del figlio Isacco Anche nel racconto di questo episodio Abramo è chiamato ad “entrare nella terra promessa” ossia a fidarsi di Dio, ad entrare nella Sua logica, scoprendola piano piano. Quale gli insegnamenti di questo testo?
- Adamo era caduto nella prova, Abramo invece non cede e non cade: si affida totalmente a Dio, affida se stesso e tutto ciò che possiede, e Dio a sua volta si dona interamente a lui.
Fede = affidarsi anche nei momenti difficili = contare su Dio anche quando appare il contrario. - condanna dei sacrifici umani presenti nelle religioni politeiste a partire da un diverso rapporto con Dio: Religioni politeiste: gli dei sono indifferenti se non nemici; il loro favore va conquistato anche attraverso i sacrifici umani. Tale pratica è stata usata da tutti i popoli prima di Cristo e sono tornati appena Cristo è stato dimenticato o accantonato. (aborto e clonazione sono due forme secolarizzate del sacrificio al dio uomo).
Isacco = non sono gli uomini a sacrificare qualcosa a Dio ma è il contrario.Per la fede cristiana esiste un solo sacrificio: quello di Gesù sulla croce ed è “perfetto” in quanto completo e dunque non è più necessario alcun sacrificio umano. Nell’Eucarestia noi abbiamo la “memoria” di tale “sacrificio”.
Domande per la riflessione e lo scambio:
1- terra e figlio sono per Abramo una benedizione ossia un dono superiore ai propri meriti e aspettative. Lo sono anche per me?
2- la fede di Abramo è razionale non cieca ossia poggia su motivazioni serie. Su quali basi è fondata la mia?
3- Abramo ha “scoperto” il volto di Dio. Che volto ha Dio per me? Dove lo “seguo” o intravedo?
4- Fede autentica non si vede la mattina di Pasqua ma venerdì santo pomeriggio, diceva padre Turoldo. Sono credente nelle avversità? Mi chiedo “perché proprio a me” oppure “che senso ha”? quale messaggio devo ricavare da questo momento difficile?
Commento al dipinto “Sacrificio di Isacco”del Caravaggio – anno 1603 circa attualmente alla Galleria degli Uffizi di Firenze
Notiamo: a) contrasto rosso – nero sottolinea i gesti b) la luce scende in diagonale dalla spalla dell’angelo fino al volto di Isacco; un’altra luce sale dalla schiena di Abramo, ne illumina la testa fino all’orizzonte radioso di speranza. c) I tre personaggi - l’angelo con la mano destra afferra e blocca la mano di Abramo, con l’indice sinistro (uno dei tanti indici del Caravaggio) punta sull’ariete. - Abramo con decisione trattiene per il collo il figlio fermo sulla pietra. E’ un uomo certo di ciò che sta per fare, non indeciso e titubante. Anzi l’espressione del volto è di stupore e incomprensione nei confronti dell’intervento dell’angelo. - Isacco è disteso sopra un altare di pietra: conscio del suo destino esprime terrore e disperazione in un urlo. (uno dei tanti nei dipinti caravaggeschi)
Nel complesso la scena del sacrificio di Isacco è rappresentata quale prefigurazione del sacrificio di Cristo: come Isacco ha portato la legna così Gesù porterà la croce sul Calvario. Ma la storia non termina qui: per entrambi ci sarà la Pasqua.
Il volto di Isacco è lo stesso dell’angelo (Caravaggio utilizza lo stesso modello) con una chioma riccioluta; anche Gesù non fu “dimenticato” sulla croce dal Padre.
I primi cristiani dicevano: “Dio ha fatto risorgere Gesù“ e raramente Gesù è risorto.
Non solo Gesù stesso ha pure detto: “Chi vede me, vede il Padre”. (ritorna)
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In ballo tutto il Non Profit per la legge Amato del 1992 Jonathan Todd dev'essere un bel tipo. Fa il portavoce della Commissione Europea e in questa veste si diverte a rispondere alle richieste anche le più varie che gli vengono presentate dai giornalisti colà accreditati. E ieri, tallonato dai nostri colleghi in merito ad una eventuale indagine della Ue sull'esonero dall'Ici decretato in Italia a beneficio della Chiesa cattolica, ha detto alcune cose importanti: 1. nessuna inchiesta ë stata finora aperta sull'argomento, e ad oggi nessuno sa se un'iniziativa del genere verrà presa neppure in futuro; 2. informazioni invece sono state chieste al govemo italiano, in considerazione del fatto che nel corso del 2006 erano giunte in Europa una serie di segnalazioni da soggetti italiani non precisati, ma che pure non ë difficile immaginare (non da oggi infatti, c'ë chi regolarmente tenta di strappare all'ideologia dell'Europa quel che nonriesce ad ottenere dalla politica in ltalia); 3. il govemo italiano ha già inviato a Bruxelles una sua prima documentazione, ed ora verrà richiesto - non si sa se in forma scritta o verbale - di un surplus di informazioni, che potrebbero anche far esaurire lì la questione; 4. ma se proprio si dovesse aprire un'inchiesta per aiuti di Stato "illegali", spetterebbe all'autorità italiana recuperarli, tenendo conto (ed é notizia che viene da un altro ufficio comunitario) che si tratterebbe di una prima volta per l'Europa cheuna Chiesa entra nel mirino dell'autorità per la concorrenza, come dire: «Calma, ragazzi, siete sulla scena comunitaria»). Ovvio che non ci sia nulla da temere da una richiesta ulteriore di notizie, che se anzi verranno date pure alla stampa italiana sarebbe l'occasione buona perché qualcuno del mestiere apprendesse finalmente i termini esatti della questione (su cui ancora ieri le agenzie di stampa, radio e tv dicevano un sacco di strafalcioni), ossia che in discussione non è - com'è logico - il Concordato e neppure un provvedimento preso (per motivi clientelari, ovvio) dal governo Berlusconi nel 2006 ad esclusivo vantaggio della Chiesa cattolica: semmai si tratta della legge istitutiva dell'Ici varata al tempo del governo Amato (1992), per la quale gli enti non profit, tra cui quelli religiosi ivi compresa la Chiesa cattolica, sono esonerati dal pagamento dell'Ici stessa su immobili utilizzati esclusivamente per specifiche finalità di rilevanza sociale. Chiaro? Sarà per qualcuno dura da accettare, ma questa e non altra ë la verità dei fatti. da Avvenire |
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Il Diluvio Universale
STORIA DI Noè
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